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Pigmentazione melanica della cute - Dermatologia e venereologia
Anatomia,  Dermatologia e venereologia

Pigmentazione melanica della cute

Pigmentazione melanica della cute

Skin Pigmentation

Copyright © 2022 Anatomy and Physiology 2e (https://openstax.org/books/anatomy-and-physiology-2e/pages/5-1-layers-of-the-skin), produced by OpenStax (CC BY 4.0)

Indice


Fonti, link esterni, immagini, libri e approfondimenti


https://openstax.org/details/books/anatomy-and-physiology-2e

https://openstax.org/books/biology-2e

https://bio-atlas.psu.edu/index.php

Del Bino, Sandra, Christine Duval, and Françoise Bernerd. 2018. “Clinical and Biological Characterization of Skin Pigmentation Diversity and Its Consequences on UV Impact” International Journal of Molecular Sciences 19, no. 9: 2668. https://doi.org/10.3390/ijms19092668

Hida, Tokimasa et al. “Elucidation of Melanogenesis Cascade for Identifying Pathophysiology and Therapeutic Approach of Pigmentary Disorders and Melanoma.” International journal of molecular sciences vol. 21,17 6129. 25 Aug. 2020, https://doi.org/10.3390/ijms21176129

Lefèvre-Utile, Alain, Camille Braun, Marek Haftek, and François Aubin. 2021. “Five Functional Aspects of the Epidermal Barrier” International Journal of Molecular Sciences 22, no. 21: 11676. https://doi.org/10.3390/ijms222111676

Sun, X., Zhang, N., Yin, C., Zhu, B., & Li, X. (2020). Ultraviolet Radiation and Melanomagenesis: From Mechanism to Immunotherapy. Frontiers in oncology, 10, 951. https://doi.org/10.3389/fonc.2020.00951

⇒ Per l’elenco completo vedere Anatomia e fisiologia della cute (introduzione)

Melanociti


Cute, istologia

The epidermal layers of the skin are composed mostly of keratinocytes (90%) and melanocytes (3%). Melanocytes sit at the dermal epidermal junction, surrounded by proliferating keratinocytes of stratum basale, which differentiate as they reach the upper layers of epidermis. Black asterisk denotes a pendulous melanocyte localized at the basal layer of the human epidermis.
Staining Toluidine blue (1%) in Borax solution (1%). Scale bar 5 μm.

Copyright © 2022 Casalou et al. “Loss of ‘Epidermal Melanin Unit’ Integrity in Human Skin During Melanoma-Genesis.” Frontiers in oncology. (CC BY)

I melanociti sono cellule dendritiche deputate alla produzione di melanina.

Derivano dai melanoblasti, che originano dalla parte dorsale della cresta neurale.
Dalla cresta neurale, i melanoblasti migrano verso la loro sede definitiva (dove vanno incontro a maturazione): strato basale dell’epidermide e delle mucose, derma, bulbo del follicolo pilifero, occhio, orecchio medio e interno, leptomeningi. Migrazione e maturazione dei melanoblasti richiedono il corretto funzionamento di numerosi fattori di trascrizione e molecole di signaling, tra cui MITF, Sox10, Pax3, c-Kit, etc.

I melanociti sono caratterizzati da un nucleo grande e rotondeggiante, organelli caratteristici (melanosomi) e lunghi e ramificati prolungamenti che si insinuano tra i cheratinociti dello strato basale e spinoso.
Non presentano né desmosomi né tonofilamenti.

L’insieme del melanocita e dei cheratinociti con cui entra in contatto (circa 36), forma l’unità funzionale melaninico-epidermica.
Il numero di melanociti nello strato basale dell’epidermide non varia nelle differenti etnie, con un rapporto di 1 melanocita ogni 4-10 cheratinociti basali (la diversa pigmentazione costitutiva, infatti, non dipende dal numero o dalla distribuzione dei melanociti).
Il numero di melanociti nello strato basale varia invece in relazione alla sede cutanea e all’età: con l’invecchiamento, i melanociti diminuiscono di numero.

Unità funzionale melaninico-epidermica

Schematic representation of epidermal melanin units.

Copyright © 2022 Casalou et al. “Loss of ‘Epidermal Melanin Unit’ Integrity in Human Skin During Melanoma-Genesis.” Frontiers in oncology. (CC BY)

Alla microscopia ottica, nelle colorazioni con ematossilina-eosina, i melanociti appaiono come cellule di forma rotonda o ovalare (i prolungamenti non sono visibili) con nucleo ipercromico circondato da un alone otticamente vuoto (dovuto alla retrazione citoplasmatica conseguente al processamento del campione). Sono praticamente indistinguibili dalle cellule di Merkel.

Melanociti, Ematossilina–Eosina

Melanocyte cells in the epidermal tissue of human skin

Copyright © 2019 Setijanti et al. “Development the Technique for the Preparation and Characterization of Reconstructed Human Epidermis (RHE)”. Springer, Singapore. (CC BY 4.0)

La colorazione argentica evidenzia i prolungamenti.

All’immunoistochimica si colorano con:

  • Anti-S100 (proteina acida legante il calcio espressa nelle cellule che originano dalla cresta neurale)
  • Melan-A / Mart-1 (proteina transmembrana)
  • HMB45
  • Tirosinasi (mediante DOPA-reazione)
  • etc.

Le cheratine sono assenti.

Immagine esterna (fare click sull’immagine per il link)

La microscopia elettronica consente di visualizzare i melanosomi.

Melanocita, microscopia elettronica

Melanocyte at the dermoepidermal junction, flanked by portions of two adjacent epithelial cells from African American human skin.

Copyright © 2011 Don W. Fawcett, George Szabo. https://doi.org/doi:10.7295/W9CIL11528 Image by George Szabo. Creative Commons Attribution-NoDerivs 3.0 Unported

Melanina


La melanina è un pigmento giallo-bruno o bruno-nerastro prodotto dai melanociti e immagazzinato all’interno dei melanosomi, che vengono trasferiti ai cheratinociti degli strati basale e spinoso dell’epidermide.

La melanina è in grado di assorbire e riflettere le radiazioni luminose visibili e i raggi ultravioletti (UV) ed è un potente chelante cationico che agisce da scavenger dei radicali liberi dell’ossigeno. Svolge quindi la funzione di:

  • Proteggere contro gli effetti dannosi dei raggi UV
  • Ridurre la dispersione termica
  • Neutralizzare radicali liberi potenzialmente lesivi

Una concentrazione molto elevata di melanina può ridurre la sintesi di vitamina D.

Esistono due principali tipi di melanina:

  • Eumelanina: polimero insolubile, di colore marrone-nero, tipico dei soggetti con pelle scura; ha un potere protettivo nettamente superiore rispetto a quello della feomelanina.
  • Feomelanina: polimero solubile in alcali, di colore rosso-giallo, tipico dei soggetti con pelle chiara.

Nei capelli rossi sono presenti dei pigmenti feomelanici a basso peso molecolare chiamati tricocromi.

Anche le cellule dell’epitelio pigmentato della retina producono melanina.
Alcuni neuroni del tronco encefalico (locus coeruleus, substantia nigra) sintetizzano un particolare pigmento melanico chiamato neuromelanina.

Melanosomi e melanogenesi


Il melanocita produce la melanina all’interno di organuli intracellulari specifici chiamati melanosomi.

La sintesi della melanina avviene a partire dall’aminoacido tirosina.

La tirosinasi catalizza l’idrossilazione della tirosina a DOPA e l’ossidazione della DOPA a dopachinone.
Successivamente, i percorsi di sintesi si separano.

Nella sintesi delle eumelanine intervengono altri due enzimi:

  • TRP1 o TYRP1 (Tyrosinase-related protein 1), chiamata anche DHICA-ossidasi, catalasi B, Gp75, etc.
  • TRP2 o TYRP2 (Tyrosinase-related protein 2) o DCT (DOPAcromo tautomerasi).

Polimeri del 5,6-diidrossiindolo (DHI) e dell’acido 5,6-diidrossiindolo-2-carbossilico (DHICA) formano le eumelanine.

La sintesi di feomelanine richiede l’incorporazione dell’aminoacido cisteina e la polimerizzazione della benzotiazina.

Sintesi della melanina: eumelanine e feomelanine

Biosynthetic pathway of eumelanin and pheomelanin
Eumelanin and pheomelanin begin with the common pathway by converting tyrosine to Dopa and subsequently Dopa to dopaquinone. Tyrosinase interacts with two tyrosinase related proteins, TYRP1 and TYRP2 or dopachrome tautomerase (DCT) to form eumelanin pigments. On the other hand, cysteine is incorporated into dopaquinone to form cysteinyldopa which is then converted to benzothiazine metabolites to form pheomelanin pigments. Dopaquinone obtained by tyrosinase oxidation is a highly reactive intermediate, and in the absence of thiol compounds, it undergoes intramolecular cyclization, leading eventually to the production of eumelanin. However, the intervention of thiols, such as cysteine, with this process gives rise to the thiol adducts. Further oxidation of these cysteinyldopa isomers leads to the production of pheomelanin. In reality, most of the melanin pigments present in the hair and skin, and in melanomas may not be homopolymers of a single monomer unit, but rather they are complex heteropolymers made up of both eumelanin and pheomelanin building blocks.

Copyright © 2020 Hida et al. “Elucidation of Melanogenesis Cascade for Identifying Pathophysiology and Therapeutic Approach of Pigmentary Disorders and Melanoma.” International journal of molecular sciences. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Le mutazioni a carico del gene TYR, che codifica la tirosinasi, sono responsabili dell’albinismo oculocutaneo di tipo 1.
La TYRP1 sembra svolgere anche la funzione di stabilizzare la tirosinasi; mutazioni del gene TYRP1 sono responsabili dell’albinismo oculocutaneo di tipo 3.

I melanosomi sono organuli intracellulari specifici, circondati da membrana, adibiti alla sintesi e all’accumulo di melanina.

All’interno del melanocita, subiscono 4 fasi di maturazione:

  • stadio I (premelanosoma)
  • stadio II (arrivo degli enzimi melanogenici)
  • stadio III (inizio della sintesi di melanina)
  • stadio IV (melanosoma maturo)

I premelanosomi (I) ricevono gli enzimi melanogenici impacchettati in vescicole rivestite da membrana, trasformandosi in melanosomi II.
Nei melanosomi III l’attivazione della tirosinasi dà inizio alla sintesi e all’accumulo della melanina.
I melanosomi IV sono i melanosomi maturi.

La formazione e lo smistamento dei melanosomi, la “consegna” degli enzimi melanogenici e la loro attivazione e gli altri step fondamentali della melanogenesi richiedono il corretto funzionamento di numerosi geni e dei loro prodotti, tra cui:

  • LYST (Lysosomal trafficking regulator): proteina che regola il movimento intracellulare dei lisosomi. Mutazioni del gene che codifica per questa proteina sono responsabili della sindrome di Chédiak-Higashi.
  • AP-3: lo smistamento dei premelanosomi necessita del corretto funzionamento della proteina AP-3, alterata nella sindrome di Hermansky-Pudlak.
  • Mart1/MelanA (Melanoma Antigen Recognized by T-cells)
  • Oa1
  • SLC45A2 (Solute carrier family 45 member 2) o MATP (Membrane-associated transporter protein) o Aim1: proteina di trasporto che regola l’acquisizione degli enzimi melanogenici da parte del premelanosoma. Mutazioni di questa proteina determinano l’albinismo oculocutaneo di tipo 4.
  • Oca2 (o proteina P): proteina codificata dal gene OCA2 (precedentemente noto come gene P) che regola il pH melanosomiale e, forse, il traffico delle proteine melanosomali. Mutazioni di questo gene sono responsabili dell’albinismo oculocutaneo di tipo 2.

Gli eumelanosomi maturi (IV) sono grandi, di forma ellittica, contenenti pigmenti eumelanici di colore bruno-nero su una matrice glicoproteica fibrillare. La caratteristica organizzazione lamellare interna è visibile alla microscopia elettronica soprattutto nei melanosomi in formazione (in quelli maturi la struttura interna viene “mascherata” dall’accumulo di melanina).

I feomelanosomi maturi sono più piccoli, rotondeggianti, contenenti pigmenti feomelanici di colore rosso-giallo su una matrice glicoproteica vescicolo-globulare poco aggregata e disordinata.

Melanosomi e melanogenesi

Melanogenesis and intracellular trafficking for melanosome biosynthesis
MITF turns on melanogenesis by activating transcription of pigment genes such as TYR, TYRP1, DCT, and PMEL which are transported from the trans-Golgi network and incorporated into early/late endosomal compartment to form melanosomes. Melanosomes have four maturation stages characterized by unique shapes and amounts of melanin pigments, i.e., eumelanin and pheomelanin. In the case of TYRP1, AP-1 and GGA play key roles in the sorting process of export from trans-Golgi network via early/late endosomes to stage I melanosomes by two other mechanisms: (i) BLOC-1/RAB32/RAB38/Varp/BLOC-2; (ii) AP-1 or AP-3. RAB7 is required for the stage I melanosome formation and the TYRP1 sorting from early/late endosomes to stage I melanosomes.
Abbreviations: AP, adaptor protein; BLOC, biogenesis of lysosome-related organelles complex; GGA, Golgi-localized γ-ear-containing ADP-ribosylation factor -binding protein.

Copyright © 2020 Hida et al. “Elucidation of Melanogenesis Cascade for Identifying Pathophysiology and Therapeutic Approach of Pigmentary Disorders and Melanoma.” International journal of molecular sciences. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Durante il processo di maturazione, i melanosomi vengono trasportati dalla regione perinucleare lungo i prolungamenti dendritici: una proteina motrice trasporta i melanosomi lungo i microtubuli; dai microtubuli, i melanosomi vengono quindi trasferiti ai filamenti di F-actina, situati al di sotto della membrana plasmatica, e poi rilasciati nello spazio intercellulare, da cui vengono captati dai cheratinociti.

Questo processo è reso possibile dall’intervento di numerosi attori.
I melanosomi esprimono Rab27a (molecola che regola l’esocitosi); la melanofilina (Slac2) lega da un lato Rab27a e dall’altro la miosina Va, permettendo il passaggio dei melanosomi dai microtubuli ai filamenti di actina.
Al termine della maturazione, il complesso melanosoma-Rab27a-melanofilina viene rilasciato nello spazio intercellulare mediante secrezione citocrina e captato dai cheratinociti degli strati basale e spinoso tramite un meccanismo fagocitico.
Mutazioni dei geni MYO5A (miosina Va), RAB27A (Rab27a) e MLPH (melanofilina) sono responsabili della sindrome di Griscelli (o albinismo parziale-immunodeficienza), rispettivamente di tipo 1, 2 e 3.  

Nel citoplasma dei cheratinociti, i melanosomi si dispongono in singoli granuli sparsi o in complessi melanosomiali impacchettati all’interno di lisosomi secondari, a seconda della pigmentazione costitutiva della cute. 

Pigmentazione melanica costitutiva


La pigmentazione melanica costitutiva è il grado intrinseco di pigmentazione della cute, geneticamente determinato, influenzato da etnia, età e regione corporea.

La diversa pigmentazione caratteristica delle varie etnie dipende da:

Nella cute con intensa pigmentazione costitutiva, i melanociti presentano una maggiore attività produttiva, sono più grandi, le arborizzazioni dendritiche sono più estese e i melanosomi hanno dimensioni maggiori. I cheratinociti contengono un numero maggiore di melanosomi, in forma di singoli granuli sparsi, non aggregati. I melanosomi non vengono degradati e permangono, quindi, anche nello strato corneo.
Nella cute chiara, i melanosomi sono più piccoli e meno numerosi e formano dei complessi melanosomiali all’interno di lisosomi secondari dei cheratinociti. Man a mano che il cheratinocita risale gli strati dell’epidermide, i melanosomi vanno incontro a degradazione e non raggiungono quindi lo strato corneo, dove sono presenti solo residui di melanina.

Fototipi

Pigmentazione cutana: fototipi di Fitzpatrick

Copyright © 2020 Charlton et al. “The effect of constitutive pigmentation on the measured emissivity of human skin.” PloS one. (CC BY 4.0)

Il tipo e la quantità di melanina prodotta e la risposta all’esposizione solare permettono di raggruppare gli individui in 6 “fototipi” (di Fitzpatrick):

  1. Pelle lattea, capelli rossi o biondi, occhi verdi o azzurri: abbronzatura assente, scottature costanti, elevata sensibilità al fotoinvecchiamento precoce
  2. Pelle chiara, capelli biondi, occhi chiari: abbronzatura difficile, rischio scottature elevato, sensibilità al fotoinvecchiamento precoce
  3. Pelle chiara, occhi chiari o scuri, capelli bruni: abbronzatura possibile ma molto graduale; possibili scottature
  4. Pelle scura sensibile, occhi scuri e capelli scuri: abbronzatura facile, scottature rare
  5. Pelle scura, occhi scuri e capelli neri: abbronzatura molto facile, scottature molto rare
  6. Pelle, occhi e capelli neri: scottature assenti

Il fototipo 0 è associato all’albinismo.

Pigmentazione melanica facoltativa


La pigmentazione melanica facoltativa è la pigmentazione dovuta a cambiamenti reversibili nella produzione di melanina indotti da vari fattori (radiazioni UV, raggi X, sostanze chimiche, ormoni).

Radiazioni ultraviolette

Pigmentazione cutanea facoltativa: raggi ultravioletti

UV penetration into the skin
UV radiation has shorter wavelength than visible light, which makes it invisible to the naked eye. Based on different wavelengths, UV radiation is classified as UVA at 320 to 400 nm, UVB at 290 to 320 nm, or UVC at 200 to 290 nm. UVA penetrates the skin more deeply than UVB and UVC, but does not damage the epidermis considerably. UVB causes sunburn and damages the epidermis, thus playing a central role in the development of skin cancer. Most UVC does not reach the earth because of its short wavelength, and is absorbed by the ozone layer.

Copyright © 2020 Sun et al. “Ultraviolet Radiation and Melanomagenesis: From Mechanism to Immunotherapy.” Frontiers in oncology. (CC BY)

L’iniziale risposta cutanea ai raggi UV consiste in un rapido e transitorio scurimento dovuto alla foto-ossidazione della melanina già presente nell’epidermide. Un’abbronzatura più tardiva compare dopo 48-72 ore ed è dovuta alla stimolazione della melanogenesi da parte dell’α-MSH (ormone melanotropo).

Le radiazioni ultraviolette sono radiazioni elettromagnetiche che coprono quella porzione dello spettro elettromagnetico con una lunghezza d’onda compresa tra 100 e 400 nm:
– UVA (315-400 nm)
– UVB (280-315 nm)
– UVC (100-280 nm)

Non sono visibili all’occhio umano.

La sorgente naturale più importante di raggi UV è il sole. L’ozono presente nell’atmosfera assorbe la totalità dei raggi UVC e circa il 95% degli UVB. I raggi UVA rappresentano quindi il 95% dei raggi UV che raggiungono la superficie terrestre. L’intensità della radiazione ultravioletta solare è massima a mezzogiorno e aumenta all’aumentare dell’altitudine.
Radiazioni ultraviolette possono provenire anche da fonti artificiali.

Lo strato corneo riflette circa il 4-7% delle radiazioni UV.
La melanina assorbe fino al 90% dei raggi UV che superano lo strato corneo.

I raggi UVA sono in grado di penetrare fino al derma profondo.
Sono i principali responsabili del fotoinvecchiamento.
Determinano la formazione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) in grado di reagire con diverse componenti cellulari: lipidi, acidi nucleici, proteine, etc. I ROS provocano lipoperossidazione dei lipidi di membrana, danneggiano il mitocondrio e reagiscono con gli acidi nucleici – in particolare con le pirimidine – danneggiando la doppia elica del DNA. I raggi UVA possono indurre, in minima parte, la formazione di dimeri di pirimidine anche attraverso un meccanismo diretto, che non coinvolge l’azione dei radicali dell’ossigeno.
I raggi UVA sono coinvolti anche nel processo dell’infiammazione: attivano l’enzima IκB-chinasi (IKK) che fosforila IκBα, determinandone l’ubiquitinazione e la degradazione nel proteasoma. NF-κB trasloca quindi nel nucleo e attiva la trascrizione di citochine proinfiammatorie, chemochine, molecole di adesione, etc.

I raggi UVB raggiungono lo strato basale ma non superano l’epidermide.
Sono i principali responsabili dell’abbronzatura ritardata.
Convertono il 7-deidrocolesterolo (presente nelle membrane cellulari dei cheratinociti e dei fibroblasti dermici) in colecalciferolo (vitamina D3).
Inducono la produzione di ROS e RNS (specie reattive dell’azoto).
Hanno energia maggiore rispetto ai raggi UVA e determinano la formazione diretta di dimeri di pirimidine e altre lesioni del DNA. Se il danno non viene riparato, la cellula va incontro ad apoptosi.

I raggi UV hanno quindi azione mutagenica nei confronti del DNA: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica la radiazione ultravioletta solare come cancerogeno di gruppo 1; in questa categoria ora rientrano anche le cabine abbronzanti (precedentemente inserite nel gruppo 2).

I raggi UVA e UVB inducono la melanogenesi sia direttamente (in minima parte), agendo sui melanociti, sia indirettamente, agendo sui cheratinociti.

Pigmentazione melanica facoltativa

Human epidermis after solar irradiation (magnification × 120, HES stain).
UVB light stimulates melanin secretion which acts as a built-in sunscreen. Epidermal melanin is a primary absorber of ultraviolet radiation, thus protecting the underlying epidermal and dermal elements.

Copyright © 2021 Lefèvre-Utile et al. “Five Functional Aspects of the Epidermal Barrier” International Journal of Molecular Sciences. Licensee MDPI, Basel, Switzerland (CC BY 4.0)

Sui melanociti stimolano la melanogenesi mediante l’attivazione della proteina p38, che a sua volta attiva il fattore di trascrizione USF1.

Sui cheratinociti, il danno al DNA indotto dai raggi UV attiva la p53, che induce la trascrizione della proopiomelanocortina (POMC), dal cui clivaggio derivano α-MSH, β-MSH e γ-MSH, ACTH, β-endorfina e altri peptidi biologicamente attivi.

Ormoni

L’α-MSH (ormone melanotropo) attiva il recettore della melanocortina 1 (MC1R) espresso sui melanociti.
MC1R è un recettore a sette domini transmembrana accoppiato a proteine Gs che attiva l’adenilato ciclasi, aumentando le concentrazioni di cAMP e attivando la trascrizione di MITF mediata da CREB.
MITF (Melanocyte inducing transcription factor o Microphthalmia-associated transcription factor) attiva la trascrizione di TYR e di altri geni correlati alla melanogenesi come TYRP1, TYRP2/DCT, RAB27A, etc. ma anche geni implicati in sopravvivenza, differenziazione, proliferazione, migrazione e senescenza cellulare (ad es. BCL2 e CDK2).

Raggi ultravioletti e melanogenesi

Role of MITF in melanogenesis cascade in human skin
The cascade of melanogenesis consists of the interaction between a melanocyte and an associated pool of keratinocytes, called epidermal melanin unit. MITF plays a master role in the cascade process for the activation/differentiation of the melanocyte followed by the induction of melanogenesis cascade such as during UV-induced tanning reaction. UV damages DNA in keratinocytes. DNA damage activates TP53 that initiates the transcription of POMC. POMC is cleaved into peptides including α-MSH. α-MSH secreted from keratinocytes binds MC1R and increases cAMP in melanocytes. PKA activated by cAMP activates CREB transcriptional activity in two ways: (i) Phosphorylate CREB; (ii) inhibiting SIK, a negative regulator of CREB co-activator CRTCs, by phosphorylating SIK. CREB activates the transcription of MITF-M. MITF-M activates the transcription of pigment genes including TYR, TYRP1, DCT, and PMEL. Melanosomal proteins are delivered to melanosomes. Matured melanosomes are transferred from melanocytes to keratinocytes and accumulate on the nucleus to block UV light. Abbreviations: α-MSH, alpha-melanocyte-stimulating hormone; cAMP, cyclic adenosine monophosphate; CRE, cAMP response element; CREB, CRE-binding protein; CRTC, CREB-regulated transcriptional coactivator; MC1R, melanocortin 1 receptor; MITF, microphthalmia-associated transcription factor; SIK, salt-inducible kinase; PKA, protein kinase A; POMC, proopiomelanocortin; TYR, tyrosinase; TYRP1, tyrosinase-related protein 1.

Copyright © 2020 Hida et al. “Elucidation of Melanogenesis Cascade for Identifying Pathophysiology and Therapeutic Approach of Pigmentary Disorders and Melanoma.” International journal of molecular sciences. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Anche β-MSH, β-LPH e ACTH, prodotti insieme all’α-MSH a partire dal POMC, influenzano positivamente l’attività dei melanociti (l’iperpigmentazione cutanea associata alla malattia di Addison e alla malattia di Cushing è dovuta all’ipersecrezione di ACTH).

L’α-MSH e la β-endorfina sembrano avere un ruolo anche nell’immunomodulazione cutanea, nella regolazione dell’attività del follicolo pilifero e nella flogosi IgE-mediata.

L’aumento di estrogeni e progesterone circolanti in gravidanza è responsabile dell’iperpigmentazione del volto e della cute addominale, genitale, del capezzolo e dell’areola, che può permanere indefinitamente.

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