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Malattia di Crohn - Medicascientia
Anatomia patologica,  Chirurgia generale,  Gastroenterologia

Malattia di Crohn

Malattia di Crohn

Crohn’s disease
Ileocolonoscopy: an ulcer in the terminal ileum (A) and linear deep ulcers with cobblestoning in the transverse colon (B). 
(C) Magnetic resonance enterography shows multifocal asymmetric bowel wall thickening involving the transverse colon, terminal ileum, and jejunum and luminal narrowing in the transverse colon with diffusion restriction and enhancement. 
(D) Magnetic resonance imaging of the pelvis shows two intersphincteric perianal fistulas.

Copyright © 2022 Jung et al. “Development of Spinal Tuberculosis in an Adolescent With Crohn’s Disease After Infliximab Therapy: A Case Report With Literature Review.” Frontiers in pediatrics (CC BY 4.0)

Indice


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Introduzione


Malattia di Crohn

Crohn’s disease
Twenty-five-year-old male patient with Crohn’s disease of the terminal ileum.
(A) Coronal MR Enterography images (T2-weighted single-shot turbo spin-echo on the left image; T1-weighted fat saturated, spectrally attenuated inversion recovery after Gadoteric acid administration, on the right image) of a patient with ileitis terminalis demonstrating marked wall thickening of the terminal ileum (white arrow) and mild enhancement after contrast administration (white arrow).
(B) Longitudinal Contrast enhanced ultrasound (Gray scale ultrasound image, on the right side; Contrast enhanced ultrasound image, on the left side), of the same patient showing wall thickening on Gray scale ultrasound (white arrow) and strong enhancement after Sonovue administration on Contrast enhanced ultrasound (white arrow).
(C) Endoscopic image of the same patient with an ulcerative ileitis terminalis. 

Copyright © 2015 Horjus Talabur Horje et al. “Contrast Enhanced Abdominal Ultrasound in the Assessment of Ileal Inflammation in Crohn’s Disease: A Comparison with MR Enterography.” PloS one (CC BY 4.0)

La malattia di Crohn, o morbo di Crohn, è una patologia infiammatoria idiopatica a decorso cronico-ricorrente che può interessare qualsiasi porzione del tratto digerente, dalla bocca all’ano.

Insieme alla rettocolite ulcerosa, rientra nel gruppo delle malattie infiammatorie croniche intestinali (inflammatory bowel disease, IBD).

Le localizzazioni preferenziali sono:

  • Ileo terminale (40%)
  • Ileo-colica (30-50%)
  • Colica (10-20%)

L’ileo, da solo o in associazione ad altre sedi, risulta colpito nell’80% dei pazienti.
Fino al 25% dei soggetti presenta un coinvolgimento della zona perianale.
Il coinvolgimento di esofago, stomaco, duodeno e/o digiuno è poco frequente (5-15% dei soggetti), quasi esclusivamente in associazione ad un interessamento ileale e/o colico.

L’infiammazione ha distribuzione discontinua (a salto) ed è transmurale.

Manifestazioni extraintestinali sono documentabili nel 10-40% circa dei soggetti, soprattutto con interessamento del colon.

La malattia ha un notevole impatto sulle capacità relazionali, lavorative e sociali, sullo stato fisico e psichico e sulla qualità della vita.

Diversamente dalla colite ulcerosa, l’aspettativa di vita di un paziente con malattia di Crohn è lievemente ridotta.

Epidemiologia


La malattia di Crohn predilige i caucasici ed è particolarmente diffusa nei paesi industrializzati, soprattutto in Nord Europa, Nord America e Australia. È invece rara, ma in aumento, in Asia, Africa e Sud America.

In Europa, incidenza e prevalenza più elevate sono registrate nella penisola scandinava (rispettivamente 12.7 casi/100.000 abitanti/anno e 322 casi/100.000 abitanti).

In Italia attualmente non esiste un Registro Nazionale. Si stima un’incidenza di 3-5 casi/100.000 abitanti/anno (in aumento) e una prevalenza di 50-60 casi ogni 100.000 abitanti.

L’esordio presenta due picchi: uno principale in età giovanile (15-25 anni) e uno di minore entità in età avanzata (55-60 anni), ma la malattia può presentarsi a qualsiasi età.
Negli ultimi 20 anni è aumentata l’incidenza delle malattie infiammatorie croniche intestinali in età pediatrica: il 25% dei pazienti riceve diagnosi di IBD prima dei 18 anni. Le forme ad insorgenza particolarmente precoce tendono a mostrare una maggiore severità e una ridotta risposta al trattamento.

Alcuni studi hanno rilevato una leggera prevalenza del morbo di Crohn nel sesso femminile.

Etiopatogenesi


Copyright © 2020 Jakubczyk et al. “The Effectiveness of Probiotics in the Treatment of Inflammatory Bowel Disease (IBD)—A Critical Review” Nutrients. Licensee MDPI, Basel, Switzerland (CC BY 4.0)

L’etiologia della malattia di Crohn è sconosciuta, verosimilmente multifattoriale, influenzata da fattori genetici, immunologici e ambientali.

Dal punto di vista patogenetico, l’ipotesi più accreditata è che il processo infiammatorio cronico sia innescato da una risposta abnorme ad un agente endoluminale, favorita da un’alterata permeabilità intestinale, da un’esaltata risposta del sistema immunitario intestinale e da uno squilibrio tra produzione di citochine proinfiammatorie e immunoregolatrici a livello della mucosa intestinale.

Fattori genetici e immunologici

Il 5-20% dei soggetti con IBD, soprattutto con insorgenza in età pediatrica, presenta familiarità. Nella malattia di Crohn, in particolare, è presente un’elevata concordanza tra gemelli monozigoti (40-60%) e i figli di un genitore affetto presentano un rischio aumentato di sviluppare la malattia. Il rischio relativo dei parenti di primo grado di una persona affetta è da 8 a 10 volte più elevato rispetto alla popolazione generale. La localizzazione anatomica e il fenotipo clinico tendono a concordare all’interno della stessa famiglia.

Sono stati descritti numerosi loci di suscettibilità per malattia infiammatoria cronica intestinale (es. IBD1, sul cromosoma 16), alcuni condivisi tra le due entità cliniche, alcuni specifici per malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa e alcuni associati anche ad altre malattie a patogenesi immuno-mediata, tra cui:

Alcuni aplotipi conferiscono un rischio aumentato di sviluppare la malattia e si associano ad un esordio più precoce e ad un decorso più grave. Alcuni aplotipi correlano invece con l’insorgenza di manifestazioni extraintestinali.

In questi loci sono presenti anche geni che intervengono in:

  • Funzione di barriera della mucosa intestinale
  • Riconoscimento e rimozione di batteri, micobatteri e virus
  • Autofagia
  • Pathway dell’IL-23
  • Signaling del TNF
  • Tolleranza immunologica nei confronti della flora microbica intestinale
  • Attività secretoria delle cellule di Paneth
  • Processo di differenziazione dei linfociti T
  • Bilancio tra citochine pro-infiammatorie e regolatorie
  • Risoluzione della risposta infiammatoria

Tra questi geni ci sono:

  • NOD2/CARD15 (vedere oltre)
  • ATG16L (Autophagy-Related Protein 16) e IRGM (Immunity-Related GTPase Family M): l’autofagia svolge un ruolo fondamentale nella rimozione di agenti patogeni e nella processazione e presentazione degli antigeni.
  • OCTN1 (carnitine/organic cation transporter 1) o SLC22A4 (solute carrier family 22 member 4)
  • IL23R, JAK2, STAT3, IL12B, PTPN2
  • IL10RA
  • TNFAIP3, TNFRSF9, TNFRSF14, TNFSF15
  • CDH1 (E-caderina): un polimorfismo specifico predispone alle IBD provocando modificazioni della permeabilità intestinale
  • etc.

In particolare, NOD2/CARD15ATG16LIL23R sono i tre geni maggiormente associati allo sviluppo di malattia di Crohn.

NOD2/CARD15

Il gene NOD2/CARD15 (Nucleotide oligomerization domain 2/Caspase Activation Recruitment Domain Family-15, localizzato all’interno del locus IBD1, sul cromosoma 16) codifica per il recettore citoplasmatico NOD2, che lega il muramil-dipeptide derivato dal peptidoglicano della parete dei batteri Gram-negativi e Gram-positivi.

Questa proteina appartiene alla famiglia dei recettori dell’immunità innata NLRs (NOD Like Receptors), in particolare alla sottofamiglia NLRC, ed è espressa prevalentemente dalle cellule della linea monocito-macrofagica, dalle cellule dendritiche, dagli enterociti e dalle cellule di Paneth. L’espressione può essere costitutiva o indotta (soprattutto da LPS, TNFα e IFNγ).

NOD2 è costituita da:

  • una regione C-terminale con ripetizioni di leucine (Leucine-Rich-Repeat, LRR) che media la risposta al muramil-dipeptide
  • un dominio centrale di oligomerizzazione (Nucleotide Oligomerization Domain, NOD)
  • due domini effettori CARD (Caspase Activation Recruiment Domain) N-terminali che reclutano la chinasi RIP2, formando un complesso attivatorio chiamato “segnalosoma di NOD”

NOD2 attivata:

  • Rimuove l’inibizione da NFκB, che trasloca nel nucleo e induce la trascrizione di numerose citochine proinfiammatorie tra cui TNF-α, IL-1, IL-6, IL-12 e IL-23
  • Quando attivato insieme al TLR2 (espresso sulle APC e attivato dal peptidoglicano della parete batterica), inibisce l’attivazione di NF-κB da parte del TLR2; se NOD2 non funziona correttamente, questa attivazione TLR2-dipendente di NFκB non viene più inibita
  • Potenzia l’autofagia e la clearance di batteri patogeni reclutando ATG16L1
  • Induce la secrezione di α-defensine da parte delle cellule di Paneth

Malfunzionamenti della proteina NOD2 provocano quindi:

  • Mancata inibizione dell’attivazione TLR2-dipendente di NFκB con produzione incontrollata di citochine pro-infiammatorie
  • Mancata produzione di α-defensine e ridotta clearance batterica, con conseguenti:
    • Attivazione persistente della risposta immunitaria
    • Modificazioni della flora microbica intestinale e proliferazione di specie “enteropatogene”, che penetrano nella lamina propria

Polimorfismi del gene NOD2/CARD15, in particolare della regione LRR, sono presenti in circa il 15-40% dei pazienti con malattia di Crohn e si associano ad un aumentato rischio di sviluppare la malattia, ad un’insorgenza più precoce, ad una localizzazione prevalentemente ileale e all’insorgenza di complicanze (stenosi e/o fistole entero-enteriche).

IL-23 e TH17

Il recettore dell’IL-23 (IL-23R) è espresso dalle cellule T, dalle cellule NK, dai monociti e dalle cellule dendritiche. L’attivazione del recettore in seguito al legame con l’IL-23 (prodotta da cellule dendritiche e macrofagi) induce la differenziazione dei linfociti T CD4+ in linfociti TH17, che esercitano un’azione proinfiammatoria producendo IL-17 (e, in minor misura, IL-6 and TNF-α).

L’IL-17 promuove il reclutamento dei neutrofili.

Polimorfismi del gene IL-23R conferiscono un aumentato rischio di sviluppare MC, mentre un polimorfismo conferisce protezione dallo sviluppo della malattia.

Perdita della tolleranza orale e infiammazione incontrollata

In condizioni normali, il sistema immunitario della mucosa intestinale non reagisce nei confronti di antigeni alimentari e batteri commensali (tolleranza orale).

Questo meccanismo risulta alterato nelle IBD, con conseguente perdita della tolleranza orale, attivazione incontrollata dei linfociti T CD4+ e infiammazione.

Nei pazienti con IBD è stato riscontrato anche un difetto di apoptosi dei linfociti T e un deficit dei linfociti Treg.

Fattori ambientali

Il ruolo svolto dai fattori ambientali è confermato dall’osservazione che i figli di prima generazione di immigrati provenienti da aree a bassa prevalenza che nascono in aree ad alta prevalenza hanno un rischio più elevato di IBD rispetto ai genitori.  

Flora microbica intestinale

La flora microbica intestinale svolge un ruolo fondamentale nella malattia di Crohn: in sua assenza la malattia non si sviluppa e la diversione fecale induce la remissione della malattia.

Nei pazienti con malattia di Crohn sono state documentate alterazioni quantitative (carica batterica aumentata) ma soprattutto qualitative della flora microbica intestinale:

  • Riduzione di specie “protettive”, come Firmicutes e Bacteroidetes, in particolare Bacteroides, Clostridium e Faecalibacterium prausnitzii
  • Aumento di specie “enteropatogene”, come il mucosa-adherent-invasive E. coli (AIEC), in grado di produrre specifiche “adesine” che promuovono la colonizzazione dell’epitelio intestinale e di stimolare la produzione di citochine proinfiammatorie

Le similitudini istopatologiche tra il morbo di Crohn e una malattia bovina provocata dal Mycobacterium avium paratuberculosis, unita al frequente isolamento di micobatteri dal sangue e dai tessuti di pazienti affetti, ha indotto a supporre un ruolo da parte dei micobatteri. Questo ruolo, tuttavia, non è stato confermato (e la terapia antitubercolare non ha mostrato alcuna efficacia).

L’eccessiva igiene nei primi anni di vita limita l’esposizione fisiologica ad antigeni ambientali e potrebbe alterare lo sviluppo della tolleranza orale e favorire uno squilibrio nella risposta immunitaria della mucosa intestinale. Anche l’utilizzo di antibiotici nel primo anno di vita aumenta il rischio di IBD.

Altri fattori ambientali

  • Fumo: fattore di rischio e di peggioramento per la malattia di Crohn, favorisce le riacutizzazioni e aumenta il rischio di complicanze (fistole e stenosi) e di recidiva post-chirurgica. Il fumo aumenta la produzione di muco, riduce la produzione di NO, ha effetto inibitorio sulla funzione delle cellule TH2 (ma non su quelle TH1) e aumenta la chemiotassi neutrofila.
  • Appendicectomia: fattore di rischio e di peggioramento per la malattia di Crohn.
  • FANS (ibuprofene, ketoprofene, etc.): favoriscono la riacutizzazione della malattia di Crohn inibendo la produzione di fattori protettivi della mucosa gastrointestinale.
  • Stress psicologico: sembra che lo stress psicologico sia in grado di peggiorare la sintomatologia e favorire le riacutizzazioni della malattia di Crohn, forse aumentando la permeabilità intestinale e la produzione di TNF-α e IL-6. 
  • Dieta (modula la flora microbica intestinale, l’integrità della mucosa e la risposta immunitaria; tuttavia, il ruolo preciso della dieta nella patogenesi della malattia di Crohn non è ancora stato definito)
  • Contraccettivi orali (associazione molto debole)

Patogenesi

Nella malattia di Crohn, quindi, vari fattori, tra cui:

  • Alterata permeabilità della mucosa intestinale
  • Alterazioni della risposta immunitaria innata, specifica e infiammatoria:
    • Alterazioni dell’autofagia
    • Mancata produzione di α-difensine
    • Perdita della tolleranza orale
    • Squilibrio tra produzione di citochine proinfiammatorie e immunoregolatrici
    • Difetto di apoptosi dei linfociti T
    • Deficit dei linfociti Treg
    • etc.
  • Proliferazione incontrollata dei microbi luminali e alterazioni qualitative nella composizione della flora microbica intestinale

determinano un’attivazione incontrollata della risposta immunitaria a livello della mucosa intestinale con polarizzazione della risposta T in senso TH1 e TH17.

I linfociti TH1 producono grandi quantità di IFNγ, che:

  • Attiva i macrofagi, potenzia la fagocitosi e favorisce l’ipersensibilità di tipo ritardato e la formazione del granuloma.
  • Potenzia ulteriormente il differenziamento dei linfociti T CD4+ in senso TH1
  • Aumenta l’espressione di molecole MHC di classe II
  • Amplifica le risposte immunitarie T-dipendenti

I linfociti TH17 (la cui differenziazione, proliferazione e attività effettrice è indotta principalmente dall’IL-23 prodotta dalle cellule dendritiche) producono soprattutto IL-17, che promuove il reclutamento dei neutrofili.

Sembra che un ruolo di rilievo nella patogenesi della malattia di Crohn sia svolto anche dalle ILC3 (cellule linfoidi innate di tipo 3), che regolano l’omeostasi intestinale, promuovono la maturazione del GALT (gut-associated lymphoid tissues), inducono la produzione di IgA e contribuiscono al mantenimento dell’integrità delle barriere epiteliali e alla difesa innata dell’ospite da agenti patogeni enterici.

Decorso


Il decorso della malattia di Crohn può essere:

  • Cronico-intermittente, con periodi di attività e periodi di remissione (70%): la durata e la frequenza delle fasi di remissione e di riacutizzazione è molto variabile da paziente a paziente. Entro un anno dalla diagnosi, il 50% dei soggetti va incontro ad una riacutizzazione e il 10% a più di una riacutizzazione.
  • Cronico attivo (15-20%)
  • Remissione della durata di molti anni (10%)

Quadro clinico


Il quadro clinico della malattia di Crohn è molto eterogeneo, in relazione alla sede, alla severità, al fenotipo, alle complicanze e alle possibili manifestazioni extraintestinali.

Possono essere presenti:

  • Manifestazioni gastrointestinali
  • Segni e sintomi aspecifici:
    • Malessere generale
    • Astenia
    • Deficit di concentrazione
    • Febbricola (20%)
  • Manifestazioni extraintestinali

L’esordio può essere subacuto o cronico (con diarrea, dolore addominale, febbre e calo ponderale) oppure acuto (simil-appendicolare, occlusivo o correlato alle altre complicanze della malattia).
Piuttosto raro è l’esordio dominato dalle manifestazioni extraintestinali.

Manifestazioni gastrointestinali e fenotipi clinici

Le manifestazioni gastrointestinali della malattia di Crohn sono estremamente polimorfe e variano in rapporto alla sede, al fenotipo e all’intensità dell’infiammazione.

Sono solitamente presenti:

  • Diarrea cronica (riduzione della consistenza fecale di durata > 6 settimane) fino a 10-15 scariche al giorno, nei casi gravi anche di notte, con feci liquide miste a muco (e sangue in presenza di interessamento colico). L’ileite determina tipicamente feci voluminose e acquose; la colite, invece, provoca un minor volume di feci, ma frequenza di scarica più alta.
    Concorrono alla diarrea:
    • Mancato riassorbimento di acqua ed elettroliti
    • Ridotto assorbimento di acidi biliari
    • Malassorbimento dei carboidrati
    • Danneggiamento della parete e liberazione di detriti cellulari nel lume (con richiamo di acqua)
    • Ipermotilità (favorita dalla liberazione di grandi quantità di prostaglandine, in particolare di PGE2)
  • Dolore addominale persistente, di intensità variabile, localizzato soprattutto in fossa iliaca destra o in regione periombelicale.
  • Calo ponderale: dovuto al malassorbimento, all’enteropatia protidodisperdente, alle citochine proinfiammatorie (anoressia, aumentato catabolismo proteico, etc.), alla diarrea, al vomito e alla ridotta assunzione di cibo; se la patologia esordisce nell’infanzia o nell’adolescenza, si manifesta anche deficit di crescita. La malnutrizione si rende evidente soprattutto come riduzione della circonferenza del braccio o della plica tricipitale. In presenza di malnutrizione, può essere documentata una riduzione, anche molto marcata, dei livelli di albumina  plasmatica.
  • Anoressia

Nel fenotipo stenosante (vedere oltre), la stipsi da ostruzione cronica tende a sostituirsi alla diarrea.

Nei casi a localizzazione alta sintomatici (5% del totale) possono essere presenti:

  • Nausea e vomito
  • Disfagia
  • Dispepsia
  • Odinofagia
  • Dolore retrosternale
  • Dolore epigastrico
  • etc.

Nel cavo orale possono manifestarsi:

  • Stomatite aftosa
  • Piostomatite vegetante (rara ma caratteristica delle IBD): pustole, vegetazioni ed erosioni della mucosa orale (labbra, gengive, etc.)

In caso di coinvolgimento della zona perianale (fino al 25% dei soggetti, soprattutto con interessamento colico), possono essere presenti:

  • Prurito, fastidio, dolore, tenesmo e incontinenza fecale
  • Secrezioni purulente
  • Appendici cutanee perianali (che possono essere scambiate per emorroidi)
  • Skin tag (macerazioni, fissurazioni e ulcerazioni superficiali della cute perianale)

Col progredire della malattia possono comparire complicanze che richiedono l’intervento chirurgico, in particolare:

  • Fistole:
    • Perianali (in presenza di fistole perianali, deve sempre essere sospettata la malattia di Crohn)
    • Digiuno-ileali, ileo-coliche, etc.
    • Entero-cutanee (soprattutto attraverso cicatrici chirurgiche addominali)
    • Entero-vescicali (disuria, fecaluria, pneumaturia e infezioni urinarie ricorrenti)
    • Entero-vaginali (dispareunia, perdite vaginali fecaloidi)
  • Stenosi fino all’occlusione intestinale (distensione addominale, alvo chiuso a feci e gas, vomito fecale o biliare)
  • Ascessi
    • addominali (dolore addominale, febbre intermittente, massa addominale palpabile e dolorabile)
    • perianali
    • dello psoas
  • Perforazione (rara, meno dell’1% dei pazienti, in quanto la formazione di aderenze tra i visceri riduce il rischio di perforazione libera)
  • Neoplasie: i pazienti con malattia di Crohn presentano un aumentato rischio rispetto alla popolazione generale di carcinoma colorettale e adenocarcinoma del piccolo intestino (in relazione a sede, durata, estensione e severità di malattia)
Malattia di Crohn, lesioni orali

Oral Manifestations of Crohn’s Disease
(A) Mild mucosal erythema of the right anterior maxillary gingiva. (B) Nodular swellings of the interdental papillae between the right permanent mandibular central and lateral incisors and primary canine. An ulceration of the free gingival margin between the incisors is seen. Also noted is a linear ulceration with hyperplastic margins involving the alveolar mucosa. (C) A demarcated area of mucosal erythema involving the left anterior maxillary alveolar mucosa.

Copyright © 2015 Woo VL. “Oral Manifestations of Crohn’s Disease: A Case Report and Review of the Literature.” Case reports in dentistry (CC BY 3.0)

Aphthous stomatitis in a patient with Crohn’s disease.

Copyright © 2021 Antonelli et al. “Dermatological Manifestations in Inflammatory Bowel Diseases.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Pyostomatitis vegetans

Copyright © 2022 Li et al. https://doi.org/10.3389/fimmu.2022.1013900, Frontiers in immunology CC BY 4.0

Malattia di Crohn, patologia perianale

Perineal disease

Copyright © 2013 Rice et al. “Topical tacrolimus 0.1% ointment for treatment of cutaneous Crohn’s Disease.” BMC research notes. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Malattia di Crohn, fistola perianale

(A) Left: endoscopic view of the transverse colon in Crohn’s disease revealing a cluster of deep ulcers. (B) Centre: magnetic resonance enterography showing extensive terminal ileal disease. (C) Right: perianal disease (inflamed skin tag and external orifice of a fistula at 10:00) in Crohn’s disease patient.

Copyright © 2016 Kammermeier et al. “Management of Crohn’s disease.” Archives of disease in childhood (CC BY 4.0)

Malattia di Crohn, fistola retto-vaginale

Lower gastrointestinal series showing stenosis and the disappearance of haustra in the transverse and descending colon (white arrow in a) and the rectovaginal fistula (black circle in b).

Copyright © 2016 Matsuzawa et al. “Successful treatment of rectovaginal fistula and rectal stenosis due to perianal Crohn’s disease by dual-port laparoscopic abdominoperineal resection: a report of two cases.” Surgical case reports (CC BY 4.0)

A seconda del quadro prevalente, è quindi possibile distinguere tre diversi fenotipi clinici:

  • Infiammatorio (70% dei soggetti alla diagnosi): tende ad evolvere verso quello stenosante nel 25% dei casi o verso quello penetrante nel 25-30% dei casi entro 20 anni dalla diagnosi
  • Stenosante (5-15%)
  • Fistolizzante (10-25%)

Sono fattori di rischio per la progressione della malattia:

  • Età alla diagnosi < 30 anni
  • Coinvolgimento perianale
  • Ulcere profonde
  • Ipoalbuminemia
  • Proteina C reattiva elevata

Manifestazioni extraintestinali

Manifestazioni extraintestinali sono documentabili nel 10-40% circa dei soggetti con malattia di Crohn, soprattutto con interessamento del colon.

Possono insorgere prima, in concomitanza o dopo la diagnosi e possono essere distinte in due categorie:

  • Correlate all’attività di malattia (es. artropatia/artrite periferica di tipo I, eritema nodoso)
  • Indipendenti dall’attività di malattia (es. artropatia/artrite periferica di tipo II, sacroileite, spondilite anchilosante, pioderma gangrenoso)

Sono più frequenti nei soggetti con alcuni HLA (HLA-A2, HLA-DR1 e HLA-DQw5); in alcuni casi questa associazione è specifica (ad es. l’HLA-B*58 si associa ad un maggior rischio di manifestazioni oculari).

Le manifestazioni extraintestinali più frequenti sono:

  • Manifestazioni osteo-articolari:
    • Artropatia/artrite periferica (10-20% dei pazienti, soprattutto con interessamento del colon): migrante, asimmetrica, non erosiva e non deformante, sieronegativa. È possibile distinguerne due tipi:
      • Tipo I: pauciarticolare (meno di 5 articolazioni); le articolazioni maggiormente colpite sono le caviglie, le ginocchia e i polsi. Il decorso è generalmente acuto, con una durata massima di 10 settimane. L’artropatia  correla con l’attività di malattia e risponde bene alla terapia. Si associa spesso anche ad altre manifestazioni extraintestinali (soprattutto oculari e cutanee).
      • Tipo II: poliarticolare (5 o più articolazioni); interessa soprattutto le metacarpofalangee, anche in maniera simmetrica. Può persistere per mesi o anni. È indipendente dall’attività di malattia e può precedere la diagnosi di morbo di Crohn. Si associa spesso ad uveite.
    • Artrite assiale (sacroileite e spondilite anchilosante): possono precedere l’insorgenza del morbo di Crohn e sono indipendenti dall’attività di malattia. Sono più frequenti nel sesso maschile. Una sacroileite asintomatica è riscontrabile mediante imaging nel 25-30% dei pazienti. La spondilite anchilosante è meno frequente (5-10%) e si associa ad aplotipo HLA-B27. I pazienti con spondilite anchilosante presentano spesso un aumento della calprotectina fecale anche in assenza di manifestazioni intestinale.
    • Osteopenia e osteoporosi (dovute allo stato proinfiammatorio, al malassorbimento, al deficit di vit. D e alla terapia corticosteroidea)
    • Necrosi asettica della testa del femore (2% dei soggetti con IBD)
  • Manifestazioni cutanee:
    • Eritema nodoso (5-10% dei pazienti, soprattutto di sesso femminile): noduli eritematosi caldi e dolenti, di qualche centimetro di diametro, localizzati soprattutto sulla superficie anteriore delle gambe (talvolta anche su caviglie, polpacci e braccia). L’eritema nodoso correla con l’infiammazione intestinale e risponde generalmente bene al trattamento della malattia di base.
    • Idrosadenite suppurativa: il 10-15% dei soggetti con malattia infiammatoria cronica intestinale presenta idrosadenite suppurativa e, viceversa, percentuali variabili dall’1% fino al 30% dei soggetti con idrosadenite suppurativa è affetto da morbo di Crohn. Il rischio relativo di idrosadenite suppurativa nei pazienti con morbo di Crohn è pari a 2,2.
    • Patologie mucocutanee secondarie ai deficit nutrizionali (dermatite enteropatica, cheilite, stomatite, glossite, alterazioni delle unghie e dei capelli)
    • Pioderma gangrenoso (1-2% dei pazienti, soprattutto di sesso femminile e con interessamento del colon)
    • Crohn metastatico (raro, con placche o noduli eritematosi, spesso ulcerati, costituiti istologicamente da granulomi non caseosi)
    • Vasculite cutanea (rara)
    • Cheilite granulomatosa (rara)
    • Sindrome di Sweet (rara)
  • Manifestazioni oculari (5% circa dei soggetti): episclerite, sclerite, uveite, congiuntivite, cheratite, etc.
  • Manifestazioni epato-biliari:
    • Colelitiasi (20-25% dei pazienti): il ridotto assorbimento di sali biliari aumenta la saturazione del colesterolo nella bile
    • Steatosi epatica non alcolica
    • Ascesso epatico (raro)
    • Cirrosi biliare primitiva (molto rara)
    • Colangite sclerosante primitiva e sindrome overlap epatite autoimmune/colangite sclerosante primitiva (molto più frequenti nella rettocolite ulcerosa)
  • Nefrolitiasi (fino al 20% dei pazienti, soprattutto con malattia ileale o post-resezione), dovuta alla formazione di calcoli di ossalato: l’aumentata permeabilità intestinale aumenta l’assorbimento dell’acido ossalico alimentare, con conseguente iperossaluria e formazione di calcoli. Inoltre, nel lume intestinale, i sali biliari che non vengono riassorbiti legano il calcio sottraendolo al legame con l’acido ossalico per la formazione di ossalato di calcio (che non viene riassorbito).
  • Depressione (15%-35% dei pazienti)
  • Manifestazioni rare:
    • Lieve aumento del rischio tromboembolico
    • Amiloidosi
    • Manifestazioni cardiache: endocardite, miocardite, pericardite, etc.
    • Manifestazioni polmonari: asma, pleurite, noduli polmonari, polmonite interstiziale, etc.
    • Pancreatite
    • Manifestazioni neurologiche (neuropatie periferiche, convulsioni, neurite ottica, etc.)
Eritema nodoso

Erythema nodosum

Copyright © James Heilman MD, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Pioderma gangrenoso

Pyoderma gangrenosum

Copyright © 2022 Nishimura et al. “Treatment Strategy for Pyoderma Gangrenosum: Skin Grafting with Immunosuppressive Drugs” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland (CC BY 4.0)

Erythematous plaque on the inner aspect of the right thigh of a patient with cutaneous Crohn’s disease.

Copyright © 2021 Antonelli et al. “Dermatological Manifestations in Inflammatory Bowel Diseases.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Malattia di Crohn cutanea

Cutaneous Crohn’s disease: superficial erythematous ulcerated plaque, covered by pustules.

Copyright © 2007 Farhi et al. “Misleading pustular plaques of the lower limbs during Crohn’s disease: two case reports.” Journal of medical case reports. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Malattia di Crohn, dermatite da deficit di zinco

Zinc deficiency

Copyright © 2010 Jacobi et al. https://doi.org/10.1186/1471-2369-11-6, BMC nephrology. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Cheilite granulomatosa

Granulomatous cheilitis associated with exacerbations of Crohn’s disease. Multilayer squamous epithelium covering the tissue specimen, scattered clusters of lymphocytes and histiocytes resembling non-caseating granulomas, and infiltration of the small vessel walls of the underlying connective tissue by monocytes are seen.

Copyright © 2008 Triantafillidis et al. “Granulomatous cheilitis associated with exacerbations of Crohn’s disease: a case report.” Journal of medical case reports. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Sindrome di Sweet

Sweet’s syndrome in a patient with Crohn’s disease: pustular lesions with central necrosis on the patient’s leg.

Copyright © 2008 Mustafa and Lavizzo. “Sweet’s syndrome in a patient with Crohn’s disease: a case report.” Journal of medical case reports. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Idrosadenite suppurativa

Clinical images of typical hidradenitis suppurativa lesions in groin (A), and axilla (B,C)

Copyright © 2021 Scala et al. “Hidradenitis Suppurativa: Where We Are and Where We Are Going” Cells. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Diagnosi


Malattia di Crohn, algoritmo diagnostico

A diagnostic algorithm for Crohn’s disease
Imaging and endoscopic modalities algorithm for the diagnosis of Crohn’s disease with indication, risks, and benefits of each modality, created and adapted from most recent American College of Gastroenterology (ACG), European Crohn’s and Colitis Organization (ECCO), and British Society of Gastroenterology (BSG) guidelines.
MRE: magnetic resonance enterography, CTE: computed topography enterography. CD: Crohn’s disease.

Copyright © 2023 Scheurlen et al. “Unmet Challenges in Patients with Crohn’s Disease.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Non esiste un test diagnostico specifico per malattia di Crohn.

La diagnosi si basa quindi sull’analisi combinata del quadro clinico e delle indagini di laboratorio, endoscopiche, istopatologiche e di imaging.

All’anamnesi è importante indagare segni e sintomi, durata, severità, eventuale familiarità, assunzione di farmaci, etc.
Nell’ileite terminale, all’esame obiettivo dell’addome è presente dolorabilità in fossa iliaca destra o in zona mesogastrica. A seconda del fenotipo, possono essere presenti distensione addominale (come conseguenza degli episodi di subocclusione), masse palpabili, tramiti fistolosi, etc.
Nel sospetto di malattia di Crohn, andrebbe sempre esaminata l’area perianale.

La diagnosi differenziale è vasta:

  • Rettocolite ulcerosa (nei casi a localizzazione colica)
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Gastroenteriti infettive (è importante ricordare che i soggetti con malattia di Crohn sono predisposti alle infezioni gastrointestinali, soprattutto da C. difficile):
    • Batteriche:
    • Virali: CMV, proctite da HSV, HIV
    • Micotiche: Candida, Aspergillus
    • Parassitarie: amebiasi, giardiasi, etc.
  • Malattia celiaca
  • Appendicite
  • Diverticolite
  • Malattia di Behçet e altre vasculiti
  • Colite ischemica
  • Altre coliti (linfocitica, collagenosica, eosinofila, da radiazioni, da FANS, etc.)
  • Neoplasie (carcinoma colorettale, adenocarcinoma del tenue, tumori neuroendocrini, linfomi, etc.)
  • Cause ginecologiche (endometriosi, malattia infiammatoria pelvica, etc.)

Una volta confermata la diagnosi, è fondamentale:

  • Identificare il fenotipo clinico
  • Valutare l’attività di malattia
  • Individuare le possibili complicanze

Male patient with Crohn’s disease and enteroenteral fistula of the terminal ileum
(A) Coronal MR Enterography images (T2-weighted single-shot turbo spin-echo, on the left image; T1-weighted fat saturated, spectrally attenuated inversion recovery after Gadoteric acid administration, on the right image) of a patient with enteroenteral fistula and increased enhancement after contrast administration (white arrow).
(B) Longitudinal Contrast enhanced ultrasound of the affected ileum of the same patient (Gray scale ultrasound image on the right side; Contrast enhanced ultrasound image on the left side), showing severe wall thickening on the Gray scale ultrasound (white arrow) and strong enhancement after Sonovue administration on the Contrast enhanced ultrasound (white arrow), but no fistula.
(C) Endoscopic image of the same patient, with a fistula opening in the terminal ileum.

Copyright © 2015 Horjus Talabur Horje et al. “Contrast Enhanced Abdominal Ultrasound in the Assessment of Ileal Inflammation in Crohn’s Disease: A Comparison with MR Enterography.” PloS one (CC BY 4.0)

Esami di laboratorio

Gli esami di laboratorio mostrano:

  • ↑ di VES e proteina C reattiva (in particolare, la pCr è quella che meglio correla con l’attività di malattia)
  • Anemia sideropenica, delle malattie infiammatorie croniche o megaloblastica
  • Leucocitosi neutrofila
  • Piastrinosi
  • Riduzione della vitamina B12 e dei folati
  • Possibile ↑ indici di colestasi (fosfatasi alcalina, γ-GT, bilirubina diretta)
  • Ipoalbuminemia
  • Alterazioni elettrolitiche
  • Sierologia (generalmente non utilizzata a scopo diagnostico):
    • ASCA (35-65% dei pazienti): gli Anti-Saccharomyces Cerevisiae Antibodies sono IgG e IgA dirette contro epitopi espressi sulla parete cellulare del lievito, utilizzato nell’industria alimentare e non patogeno per l’uomo. ASCA a basso titolo sono riscontrabili anche nel 20% dei familiari sani e nei soggetti con celiachia. ASCA ad alto titolo sono molto specifici per malattia di Crohn e si associano ad un aumentato rischio di complicanze (fistole e stenosi) e ad una scarsa risposta agli anti-TNF.
    • Anti-Ompc (outer membrane protein C) diretti contro antigeni di membrana dell’Escherichia coli (25-50% dei pazienti)
    • Anti-CBir1 (anti-flagellina), presenti nel 50–56% dei soggetti
    • Anti-I2 diretti contro antigeni dello Pseudomonas Fluorescens (50-55% dei pazienti)
    • Anti-glicani (presenti nel 10-40% dei soggetti): IgG anti-laminaribioside (ALCA), IgA anti-chitobioside (ACCA) e IgG anti-mannobioside (AMCA).
    • pANCA atipici a basso titolo (molto più frequenti nei soggetti con rettocolite ulcerosa)
  • ↑ calprotectina fecale: proteina ad azione antibatterica rilasciata da neutrofili e macrofagi attivati; i suoi livelli correlano con il grado di infiammazione intestinale e può essere utilizzata anche nel follow-up e nel monitoraggio della terapia

L’esame batteriologico e parassitologico delle feci può essere utile per escludere forme infettive.

Endoscopia

Macroscopic findings at upper and lower endoscopy in Crohn’s disease
a Stomach with diffuse aphthous ulceration (arrows), erythema and edema of the mucosa; b duodenum with aphthous ulceration (arrows) and erythema and edema of the mucosa; c Terminal ileum with deep, longitudinal ulceration (arrows) and erythema and edema of the mucosa; d Colon with aphthous ulceration (arrows) after suboptimal bowel preparation.

Copyright © 2016 Hoekman et al. “Case report of cheilitis granulomatosa and joint complaints as presentation of Crohn’s disease.” Clinical journal of gastroenterology (CC BY 4.0)

La colonscopia con ileoscopia retrograda associata a campionamento bioptico multiplo di tutti i segmenti anatomici (ileo, valvola ileo-ciecale, cieco, colon destro, trasverso, discendente, sigma, ampolla rettale e retto) è l’esame di riferimento per la diagnosi di malattia di Crohn localizzata al colon e/o all’ileo terminale.

All’esame endoscopico, le lesioni hanno una distribuzione discontinua (a salto, cosiddette skip lesions) e il confine tra zone patologiche e zone indenni è generalmente ben evidente.

Le fasi iniziali della malattia sono caratterizzate da piccole ulcere aftoidi, ulcerazioni superficiali della mucosa intestinale, di piccole dimensioni, circondate da un alone eritematoso. Queste ulcere aumentano progressivamente di dimensioni e confluiscono a formare ulcerazioni serpiginose, orientate lungo l’asse maggiore.

L’alternarsi di lesioni ulcerative e di aree edematose conferisce alla superficie mucosa un aspetto ad acciottolato.

Possono essere presenti stenosi e fistole.

L’esofagogastroduodenoscopia rileva lesioni a carico del tratto digerente superiore nel 10-15% dei soggetti, anche asintomatici.

Endoscopic view of small bowel Crohn’s stricture with associated ulceration (arrow).

Copyright © 2023 Scheurlen et al. “Unmet Challenges in Patients with Crohn’s Disease.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Ileocolonoscopy: an ulcer in the terminal ileum (A) and linear deep ulcers with cobblestoning in the transverse colon (B). 
(C) Magnetic resonance enterography shows multifocal asymmetric bowel wall thickening involving the transverse colon, terminal ileum, and jejunum and luminal narrowing in the transverse colon with diffusion restriction and enhancement. 
(D) Magnetic resonance imaging of the pelvis shows two intersphincteric perianal fistulas.

Copyright © 2022 Jung et al. “Development of Spinal Tuberculosis in an Adolescent With Crohn’s Disease After Infliximab Therapy: A Case Report With Literature Review.” Frontiers in pediatrics (CC BY 4.0)

Typical longitudinal ulcerations of Crohn’s disease covered with mucous exudates (2a), and irregular ulcerations existed of Crohn’s disease covered with mucous exudates (2b).

Copyright © 2014 Fangbin et al. “The analysis of factors associated with progression of isolated terminal ileal lesions.” PloS one (CC BY 4.0)

Longitudinal ulcer and cobblestone appearance in Crohn’s disease

Copyright © 2015 Ye et al. “Granulomas as the Most Useful Histopathological Feature in Distinguishing between Crohn’s Disease and Intestinal Tuberculosis in Endoscopic Biopsy Specimens.” Medicine, Wolters Kluwer Health, Inc. (CC BY 4.0)

Patient with Crohn’s disease of the distal ileum, left and transverse colon
MRI (a and b): severe inflammatory lesions of the terminal ileum, with marked wall thickening accompanied by oedema, extensive irregularity of the mucosal surface and stratified hyperenhancement after intravenous contrast administration. A moderate wall thickening of the left colon is also present with hyperenhancement after intravenous contrast administration. Endoscopy (c): stricturing and cobblestone appearance of the mucosal surface at the distal ileum.

Copyright © 2016 Stoppino et al. “Magnetic resonance enterography changes after antibody to tumor necrosis factor (anti-TNF) alpha therapy in Crohn’s disease: correlation with SES-CD and clinical-biological markers.” BMC medical imaging (CC BY 4.0)

Representative endoscopic and pathological findings of Crohn’s disease
(A) An irregular ulcer encompassed by regenerative epithelia on the transverse colon. (B) Hematoxylin and eosin staining of a typical non-caseating granuloma was seen in the mucosa of biopsy specimens.

Copyright © 2015 Onodera et al. “Low-Frequency IL23R Coding Variant Associated with Crohn’s Disease Susceptibility in Japanese Subjects Identified by Personal Genomics Analysis.” PloS one (CC BY 4.0)

Findings of colonoscopy and colon biopsy specimens. (A) Macroscopic findings of colonoscopy with cobble-stone-like inflammatory polyps and many longitudinal ulcers in the descending colon. (B) Histopathological findings of specimens in A (hematoxylin and eosin, ×100) with noncaseating granuloma.

Copyright © 2012 Yamashita et al. “Systemic lupus erythematosus complicated by Crohn’s disease: a case report and literature review.” BMC gastroenterology. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Fistulizing Crohn’s disease
(A) multiple fistulae and inflammatory changes; (B) Rectovaginal fistula; (C) Perianal fistula; (D) Rectal inflammation.

Copyright © 2015 Agrawal et al. “Combining infliximab, anti-MAP and hyperbaric oxygen therapy for resistant fistulizing Crohn’s disease.” Future science OA, Thomas J Borody MD PhD FRACP (CC BY 4.0)

Endoscopic findings of upper gastrointestinal tract lesions specific to Crohn’s disease
(a) Esophagus, (b) upper to mid stomach, (c) lower stomach, (d) duodenal bulb, and (e) 2nd portion of duodenum.

Copyright © 2014 Sakuraba et al. “Endoscopic and pathologic changes of the upper gastrointestinal tract in Crohn’s disease.” BioMed research international
(CC BY 3.0)

Tra i sistemi più utilizzati per la valutazione endoscopica dell’attività di malattia ci sono:

  • Crohn’s Disease Endoscopic Index of Severity (CDEIS)
  • Simple Endoscopic Score for Crohn’s Disease (SES-CD)

Immagine esterna (fare click sulla miniatura per il link)

Anatomia patologica

Esame macroscopico

Illustrative depiction of pathological changes in the colon and ileum during Crohn’s disease. The diagram shows possible pathological abnormalities that can occur during the early, mid and late stages of Crohn’s Disease. Manifestation of ulcers and inflammatory lesions, formation of polyps and tumours and inflammation progressing to fibrosis of the intestinal wall may progress to fibrostenotic lesions with obstruction of the intestinal lumen.

Copyright © 2023 Campbell et al. “The Promise of Single-Cell RNA Sequencing to Redefine the Understanding of Crohn’s Disease Fibrosis Mechanisms” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

La parete del tratto interessato è ispessita e rigida, di consistenza gommosa, per la presenza di edema, infiammazione e fibrosi.
La sierosa è granulare, grigiastra, opaca, talvolta ricoperta da essudato fibrinoso.
Il mesentere è ispessito, compatto, sclerotico, ipervascolarizzato e tenacemente adeso alla parete; spesso proiezioni digitiformi si insinuano lungo la sierosa verso il margine anti-mesenterico (aspetto a “grasso rampicante” o a “grasso strisciante”).
I linfonodi mesenterici sono spesso aumentati di volume e fissi.

L’infiammazione della sierosa e del mesentere provoca la formazione di aderenze.

La perforazione è abbastanza rara, mentre è frequente la formazione di ascessi.

L’approfondamento delle ulcere o l’estensione di un ascesso possono provocare la formazione di fistole entero-enteriche (tra anse intestinali adiacenti), entero-cutanee (con la cute della parete addominale o con il perineo), entero-vescicali o entero-vaginali.

Le sedi più frequenti di stenosi sono l’ileo e la valvola ileociecale.

Nella malattia in fase avanzata, l’edema e la fibrosi parietale conferiscono all’intestino l’aspetto di un tubo semirigido.

Il reperto anatomopatologico caratteristico della malattia di Crohn è una flogosi cronica granulomatosa transmurale focale e segmentale, con:

  • Ulcere focali
  • Infiltrato infiammatorio misto (linfociti, plasmacellule e neutrofili) predominante a livello della tonaca sottomucosa e sottosierosa (all’esame istopatologico del pezzo chirurgico, l’infiltrato infiammatorio risulta transmurale)
  • Aggregati linfoidi nella sottomucosa
  • Criptite e microascessi criptici: rappresentano le alterazioni più precoci. I neutrofili invadono le cripte e danno luogo alla formazione di microascessi formati da cellule polimorfonucleate
  • Granulomi non caseificanti, simili a quelli della sarcoidosi, costituiti da cellule epitelioidi con cellule giganti multinucleate. Sono patognomici per malattia di Crohn, ma documentabili solo nel 15-25% delle biopsie perché localizzati soprattutto nella sottomucosa (non compresa nel frammento bioptico). Per questo motivo la loro assenza non esclude necessariamente la diagnosi. Sono documentabili invece nel 70% dei casi su pezzo operatorio e possono essere presenti anche nel mesentere, nei linfonodi mesenterici e, molto raramente, in altre sedi.
  • Metaplasia a cellule di Paneth (rara)

Anche durante le fasi di remissione non c’è mai una risoluzione completa delle lesioni.

Intermediate, high and very high magnification micrographs of Crohn’s disease. Biopsy of colon. H&E stain.

Micrograph showing a small non-necrotizing granuloma in the deep aspect of a fragment of colorectal mucosa. H&E stain.

High magnification micrograph of cryptitis in a case of Crohn’s disease. H&E stain. Colonic biopsy of the mucosa.
The micrograph show numerous neutrophils within the crypt and several eosinophils. The findings in this image (alone) are not diagnostic for Crohn’s disease. (1) Intestinal crypt with cryptitis
(2) Neutrophil
(3) Eosinophil
(4) Mucus in the lumen of the bowel

High magnification micrograph of crypt branching in a case of Crohn’s disease with active inflammation. H&E stain. Colonic biopsy of the mucosa.
The micrograph show numerous eosinophils.

Intermediate magnification micrograph of Crohn’s disease. Biopsy of duodenum. H&E stain.
The duodenum has well developed granulomatous inflammation with multinucleated giant cells.

Micrograph of granulomatous gastritis compatible with Crohn’s disease (Crohn’s gastritis). H&E stain.
The duodenum has well developed granulomatous inflammation with multinucleated giant cells.

Copyright © 2011 Michael Bonert, MD, FRCPC (https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Nephron / https://fhs.mcmaster.ca/pathology/contact_us/faculty/faculty_bios/Bonert.html). CC BY-SA 3.0

Histopathology of a non-necrotizing granuloma of colonic mucosa in a patient with Crohn’s disease, H&E stain. It is seen as an aggregate of histiocytes in the center of the image, having ample eosinophilic cytoplasm.

Copyright © Mikael Häggström, M.D., CC0, via Wikimedia Commons

Copyright © 2012 Larsen et al. “Small duct autoimmune sclerosing cholangitis and Crohn colitis in a 10-year-old child. A case report and review of the literature.” Diagnostic pathology. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Microphotographs of stomach (a), duodenum (b), and ileum (cd) biopsies. Stomach and duodenum mucosa shows active inflammation characterized by epithelial invasion by neutrophil granulocytes (arrows). Ileum tissue also showed neutrophil invasion (arrows). In addition, there were signs of ulceration characterized by fibrin deposits (asterisks) admixed with inflammatory cells on the mucosal surface. Although no granulomas were found, these findings are consistent with Crohn’s disease. Original magnification 20×.

Copyright © 2016 Hoekman et al. “Case report of cheilitis granulomatosa and joint complaints as presentation of Crohn’s disease.” Clinical journal of gastroenterology (CC BY 4.0)

Copyright © 2017 Lowenthal et al. https://doi.org/10.1155/2017/2758769Case reports in pathology (CC BY 4.0)

Copyright © 2014 DeRoche et al. “Histological evaluation in ulcerative colitis.” Gastroenterology report (CC BY 3.0)

Imaging

Ecografia

L’ecografia risulta molto operatore-dipendente, ma è rapida, non invasiva, a basso costo, ampiamente disponibile e non espone a radiazioni ionizzanti.

Di particolare utilità nel paziente con sospetta malattia di Crohn è l’ecografia con mezzo di contrasto idrosolubile orale.

Può evidenziare:

  • Ispessimenti della parete ileale (uno spessore > 3-4 mm è considerato patologico)
  • Alterazioni del calibro del lume
  • Perdita della normale stratificazione di parete (in condizioni normali: mucosa iperecogena, sottomucosa ipoecogena, muscolaris mucosae iperecogena, tonaca muscolare ipoecogena e sierosa iperecogena)
  • Perdita della normale motilità delle anse patologiche
  • Presenza di linfoadenomegalie mesenteriche e versamenti
  • In alcuni casi, eventuali complicanze, come: ascessi (immagini ipoecogene con margini non ben definiti, talvolta con contenuto iperecogeno), stenosi e tragitti fistolosi

L’ecocolordoppler può rilevare un aumento del flusso intramurale e consente di distinguere tra ispessimento infiammatorio (flusso aumentato) e ispessimento fibrotico (flusso scarso o assente).

(B) Transabdominal ultrasound showing a proximal angulated and thickened loop of ileum (arrowheads). (C) Endovaginal ultrasound scan showing bowel wall thickening and abundant inflammatory fat with superior resolution. (D) Colour Doppler shows profuse mural vascularity.

Copyright © 2016 Wilkens et al. “Impact of Intestinal Ultrasound on Classification and Management of Crohn’s Disease Patients with Inconclusive Colonoscopy.” Canadian journal of gastroenterology & hepatology (CC BY 4.0)

Risonanza magnetica

L’entero-RM (da preferire all’entero-TC) rappresenta l’esame di imaging di riferimento nel sospetto di malattia di Crohn sia per la diagnosi che per il follow-up. Presenta un’ottima risoluzione di contrasto e non espone a radiazioni ionizzanti.

Necessita di preparazione intestinale e di somministrazione di mezzo di contrasto sia endoluminale che endovenoso.

Consente di definire la localizzazione della malattia, l’ispessimento parietale, la presenza di complicanze come fistole, stenosi e ascessi e consente di valutare i linfonodi e il grasso periviscerale. Consente inoltre di distinguere tra stenosi fibrotica e stenosi infiammatoria. Reperti tipici di infiammazione attiva sono il “segno del bersaglio” o target sing (anelli concentrici alternati) e il “segno del pettine” o comb sign (ipervascolarizzazione del mesentere coinvolto da flogosi che si manifesta come dilatazione e ingorgo dei vasa recta).

Magnetic resonance enterography images of a patient with Crohn’s disease
(a) T2-weighted sequence demonstrating thickening of a bowel wall (white arrows) without stenosis of the bowel lumen. (b) Dynamic contrast enhanced T1-volume interpolated gradient-echo sequence demonstrating thickening of a bowel wall with enhancing in the various layers of the wall – hyperintense signal corresponding to edema in acute inflammation (white arrows).

Copyright © 2015 Eder et al. “Magnetic resonance enterographic predictors of one-year outcome in ileal and ileocolonic Crohn’s disease treated with anti-tumor necrosis factor antibodies.” Scientific reports, Macmillan Publishers Limited (CC BY 4.0)

Magnetic resonance enterography images of a patient with Crohn’s disease
(a) T2-weighted sequence demonstrating thickening of a bowel wall (white arrows) with stenosis of the bowel lumen with prestenotic dilatation (asterisk). (b) Dynamic contrast enhanced T1-volume interpolated gradient-echo sequence demonstrating thickening of a bowel wall with enhancing in the various layers of the wall – hyperintense signal corresponding to edema in acute inflammation and dilatation of lumen (white arrows).

Copyright © 2015 Eder et al. “Magnetic resonance enterographic predictors of one-year outcome in ileal and ileocolonic Crohn’s disease treated with anti-tumor necrosis factor antibodies.” Scientific reports, Macmillan Publishers Limited (CC BY 4.0)

Magnetic resonance images: a Axial T2 trufi of the pelvis and b axial T1 post contrast at the same level, revealing layered bowel wall thickening with post-contrast enhancement of the terminal ileum (arrow). c Axial T1 post contrast shows a skip lesion with a length of 6 cm, proximal in the ileum, with bowel wall thickening and post-contrast enhancement (arrow); also, some prestenotic dilatation of the bowel is seen (dashed arrow). d Axial T1 post contrast shows a second skip lesion, with a length of 2 cm, more proximal in the ileum (arrow).

Copyright © 2016 Hoekman et al. “Case report of cheilitis granulomatosa and joint complaints as presentation of Crohn’s disease.” Clinical journal of gastroenterology (CC BY 4.0)

Axial oblique fat-saturated post-contrast T1-weighted images of four different patients with Crohn’s disease with different degrees of perimural enhancement. (A) Equivalent to normal fat tissue. (B) Minor enhancement. There is blurred demarcation of the bowel wall with or without mild increase of perimural fat tissue signal. (C) Moderate enhancement. Increase of perimural fat tissue signal but less than nearby vascular structures. (D) Marked enhancement. Perimural fat tissue signal approaches that of nearby vascular structures. Mesorectal fascia enhancement can be noted.

Copyright © 2016 Tutein Nolthenius et al. “MRI characteristics of proctitis in Crohn’s disease on perianal MRI.” Abdominal radiology (New York) (CC BY 4.0)

Sagittal T2-weighted image of two different patients with Crohn’s disease. A A 25-year-old female with ulcerative proctitis at endoscopy. The image shows increased amount of mesorectal fat tissue (creeping fat) and a subtle increase of perimural vascularity (‘comb sign’) in addition to rectal wall thickening. B A 24-year-old female with no signs of proctitis at endoscopy. There is no increased amount of mesorectal fat tissue and the rectum shows no abnormal MRI features.

Copyright © 2016 Tutein Nolthenius et al. “MRI characteristics of proctitis in Crohn’s disease on perianal MRI.” Abdominal radiology (New York) (CC BY 4.0)

A 53-year-old female with Crohn’s disease and ulcerative proctitis at endoscopy. A Axial oblique T2-weighted image shows high mural signal intensity and B low signal intensity on axial oblique fat-saturated T2-weighted image corresponding to mural fat (arrow). C Axial oblique fat-saturated post-contrast T1-weighted images shows moderate enhancement of the rectal wall and perimural fat tissue. In addition, wall thickening and multiple mesorectal lymph nodes are present.

Copyright © 2016 Tutein Nolthenius et al. “MRI characteristics of proctitis in Crohn’s disease on perianal MRI.” Abdominal radiology (New York) (CC BY 4.0)

Altre indagini

  • Clisma del tenue a doppio contrasto: è stato per molti anni l’esame di riferimento per la diagnosi di malattia di Crohn. Oggi può essere utile in sostituzione dell’entero-RM (qualora non fosse disponibile). Permette di evidenziare la presenza di irregolarità di parete, ulcerazioni interposte a mucosa sana, stenosi, fistole e adesione tra le anse. Consente inoltre lo studio del segmento digiuno-ileale, non valutabile mediante endoscopia. L’aspetto tipico è definito cobblestone (“ad acciottolato”). In presenza di stenosi, si evidenzia il “segno della corda”. L’associazione di segno della corda, area ad acciottolato e dilatazione pre-stenotica costituisce la cosiddetta triade di Bodart, non frequente ma patognomonica di ileite di Crohn.
  • TC (solo nello studio delle complicanze extraluminali, come ascessi intraddominali o retroperitoneali, ispessimenti fibrotici transmurali o perforazioni)
  • Scintigrafia con leucociti marcati con 99mTc e 18F-FDG-PET: permettono di individuare i segmenti interessati dalla flogosi (ipercaptanti)
  • Videocapsula endoscopica: consiste in un apparecchio di piccole dimensioni dotato di lente, microchip, trasmettitore e batteria che viene ingoiato e trasmette immagini endoscopiche ad un apparecchio collocato sul corpo del paziente. Può essere utile nella malattia di Crohn non stenosante a localizzazione digiuno-ileale. La procedura richiede una preparazione intestinale. La durata della registrazione è di circa 8 ore. L’esame presenta alcuni limiti, tra cui:
    • Non può raccogliere biopsie
    • Non può essere controllata
    • Può provocare ostruzione acuta in caso di stenosi

CT enterography findings in Crohn’s disease. (a) A male, 29 years old. Axial CT enterography in a patient with Crohn’s disease shows bowel wall thickening (10.9 mm), mural hyperenhancement and perienteric fat stranding (arrows); (b) Coronal CT image shows the mesenteric straight small vessels are increased, presenting as comb sign. The enlarged mesenteric lymphadenopathy, bowel wall thickening, and mural hyperenhancement also can be clearly seen (arrows); (c) A male, 41 years old. Coronal CT image shows the lesion and upstream dilation (39.7 mm) (arrows).

Copyright © 2023 Zhang et al. “Retrospective Cohort Study of Shear-Wave Elastography and Computed Tomography Enterography in Crohn’s Disease” Diagnostics. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Computed tomography (CT) scan demonstrating Crohn’s strictures

Copyright © 2014 Ashrafian et al. “Spontaneous mesenteric hematoma complicating an exacerbation of Crohn’s disease: report of a case.” BMC surgery. Licensee BioMed Central Ltd. (CC BY 2.0)

Classificazione e attività di malattia


La malattia di Crohn può essere classificata in base a vari parametri, tra cui:

  • Età d’esordio
  • Sede
  • Severità
  • Fenotipo

La classificazione di Montreal (revisione della classificazione di Vienna) considera età alla diagnosi, sede e presenza o meno di coinvolgimento perianale.

The Montreal classification for Crohn’s disease

Copyright © 2020 Jakubczyk et al. “The Effectiveness of Probiotics in the Treatment of Inflammatory Bowel Disease (IBD)—A Critical Review” Nutrients. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Per la malattia in età pediatrica, viene utilizzata la classificazione di Parigi.

Immagine esterna (fare click sulla miniatura per il link)

Per valutare l’attività di malattia vengono utilizzati:

  • Crohn’s Disease Activity Index (CDAI)
  • Harvey-Bradshaw Index (HBI)

Immagini esterne (fare click sulle miniature per il link)

I principali markers di laboratorio che correlano con l’attività di malattia sono:

  • Proteina C reattiva
  • Piastrine
  • Leucociti (soprattutto neutrofili)
  • Ferritina
  • Albumina
  • Calprotectina e lattoferrina fecali

Terapia


Non esiste una terapia etiologica specifica per il morbo di Crohn.

Gli obiettivi del trattamento sono:

  • Induzione della remissione
  • Mantenimento della remissione
  • Controllo della sintomatologia
  • Controllo delle manifestazioni extraintestinali
  • Correzione dei deficit nutrizionali
  • Prevenzione e gestione delle eventuali complicanze
  • Prevenzione della recidiva post-chirurgica
  • Miglioramento della qualità della vita

Nb. La remissione non deve essere intesa solo in termini clinici, ma anche come risoluzione delle lesioni endoscopiche (cosiddetta deep remission); solo quest’ultima, infatti, si associa ad una riduzione delle ospedalizzazioni, degli interventi chirurgici e del rischio di complicanze (fistole, ascessi e stenosi).

Improvement of duodenal bulb lesion and antral erosion/ulceration after treatment.

Copyright © 2014 Sakuraba et al. “Endoscopic and pathologic changes of the upper gastrointestinal tract in Crohn’s disease.” BioMed research international
(CC BY 3.0)

La scelta del trattamento deve essere guidata da vari fattori, tra cui i più importanti:

  • Sede e estensione dell’infiammazione
  • Severità
  • Presenza di complicanze (fistole, stenosi, ascessi, etc.)
  • Età del paziente
  • Aderenza, risposta individuale e tolleranza della terapia

Nella malattia attiva moderata-severa è indicato il ricovero ospedaliero.

Durante le riacutizzazione di malattia, possono essere utili anche indicazioni dietetiche:

  • Evitare spezie, peperoncino, alcol e caffeina
  • Limitare il consumo di fibra (frutta e verdura fresca, cereali integrali, etc.)
  • Limitare il consumo di prodotti lattiero-caseari
  • Ridurre il consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi
  • Introdurre molti liquidi
  • Fare pasti piccoli

I fumatori dovrebbero smettere di fumare.

Terapia farmacologica

Patient with Crohn’s disease of the terminal ileum in treatment with infliximab
At baseline, MRI (a and b) detected moderate inflammatory lesions of the terminal ileum, with wall thickening accompanied by oedema, irregularity of the mucosal surface and hyperenhancement after intravenous contrast administration. Baseline endoscopy of the same segment confirmed the presence of serpiginous, longitudinal ulcerations (c). At week 26, the terminal ileum achieved healing at both MRI and endoscopy (d, e and f).

Copyright © 2016 Stoppino et al. “Magnetic resonance enterography changes after antibody to tumor necrosis factor (anti-TNF) alpha therapy in Crohn’s disease: correlation with SES-CD and clinical-biological markers.” BMC medical imaging (CC BY 4.0)

Le possibili opzioni terapeutiche comprendono:

  • Induzione della remissione:
    • Corticosteroidi: migliorano la sintomatologia ma non le lesioni endoscopiche. Inducono la remissione nel 65-85% dei pazienti a 4 settimane. Il 30-40% dei pazienti tuttavia sviluppa steroido-dipendenza.
      • Budesonide 9 mg/die per os (ileo terminale, cieco e colon destro, forme lievi o moderate)
      • Prednisone 40–60mg/die o 1 mg/kg per os (colon, forme medio-gravi o resistenti)
      • Metilprednisolone 60mg/die ev (nel paziente ospedalizzato con forma severa)
    • Sulfasalazina (colon, forme lievi); la mesalazina non ha mostrato un’efficacia significativamente maggiore del placebo nell’induzione della remissione nella malattia ileale o colica
    • Terapia antibiotica (efficacia dibattuta, consigliata solo nella gestione della sovracrescita batterica e della malattia perianale): metronidazolo e ciprofloxacina
    • Immunosoppressori in monoterapia o come risparmiatori di steroidi:
      • Azatioprina (2-3 mg/kg/die) o 6-mercaptopurina (1–1.5 mg/kg/die) come prima linea
      • Metotrexate (25 mg/settimana im o sottocute) come seconda linea
    • Farmaci biologici: nella malattia moderata-severa refrattaria e/o steroido-dipendente, nella malattia fistolizzante e in presenza di manifestazioni extraintestinali severe (manifestazioni oculari, pioderma gangrenoso, spondilite anchilosante, etc.):
      • Infliximab, adalimumab, certolizumab (anti-TNFα)
      • Natalizumab (anti-integrina α4β1): efficace ma poco utilizzato per il rischio di eucoencefalopatia progressiva multifocale
      • Vedolizumab (anti-integrina α4β7)
      • Ustekinumab (anti-IL12/IL-23)
  • Mantenimento:
    • Budesonide 6 mg/die
    • Sulfasalazina (3 g/die) e mesalazina (2,4 g/die)
    • Immunosoppressori in monoterapia o in associazione a terapia biologica:
      • Azatioprina (2-3 mg/kg/die) o 6-mercaptopurina (1–1.5 mg/kg/die) come prima linea
      • Metotrexate (15 mg/settimana im o sottocute) come seconda linea
    • Farmaci biologici in monoterapia o in associazione a immunosoppressori:
      • Infliximab, adalimumab, certolizumab (anti-TNFα)
      • Vedolizumab (anti-α4β7)
      • Ustekinumab (anti-IL12/IL-23)

* Guideline recommendation based on summary of most recent American College of Gastroenterology (ACG), American Gastroenterological Association (AGA), European Crohn’s and Colitis Organization (ECCO), and British Society of Gastroenterology (BSG) guidelines

Copyright © 2023 Scheurlen et al. “Unmet Challenges in Patients with Crohn’s Disease.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Copyright © 2021 Antonelli et al. “Dermatological Manifestations in Inflammatory Bowel Diseases.” Journal of Clinical Medicine. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. (CC BY 4.0)

Terapia chirurgica

Crohn’s disease
Operative findings showing inflammatory thickening of the small intestine 30 to 50 cm from the terminal ileum.
Macroscopic appearance of the resected specimen. The intestine wall was remarkably thickened. Linear ulcer and stenosis were observed.
Histopathological analysis showing inflammatory cell invasion through all layers of the intestine (a; hematoxylin and eosin stain ×5) and epithelioid granulomas (b; hematoxylin and eosin stain, object lens ×40).

Copyright © 2016 Yamadera et al. “Small intestinal Crohn’s disease with hepatic portal venous gas: a case report.” Surgical case reports (CC BY 4.0)

Fino al 70% dei soggetti con malattia di Crohn necessita di almeno un intervento chirurgico nel corso della vita. Tra chi si è sottoposto ad intervento chirurgico, il 30% deve sottoporsi ad un secondo intervento entro 10 anni dal primo (e la percentuale sale al 50% a 20 anni). Questo avviene perché la malattia di Crohn, soprattutto il fenotipo infiammatorio, recidiva dopo resezione chirurgica dei tratti interessati.

Per questo motivo, si ricorre alla chirurgia solo in caso di:

  • Malattia severa non responsiva alla terapia medica
  • Malnutrizione severa
  • Stenosi fibrotiche (stritturoplastica)
  • Fistole sintomatiche
  • Ascessi (drenaggio chirurgico)

L’orientamento generale è di tipo conservativo: una resezione estesa del tenue può provocare la sindrome dell’intestino corto (sindrome da malassorbimento con diarrea e deficit nutrizionali).

Allo stato attuale, solo la terapia biologica ha dimostrato efficacia nella prevenzione della recidiva post-chirurgica.

Colostomy and drain through the umbilicus.
View of the resected specimen from patient 2, showing a fistula from the rectum to the vagina (black arrow).

Copyright © 2016 Matsuzawa et al. “Successful treatment of rectovaginal fistula and rectal stenosis due to perianal Crohn’s disease by dual-port laparoscopic abdominoperineal resection: a report of two cases.” Surgical case reports (CC BY 4.0)

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