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Malattia di Kawasaki - Medicascientia
Pediatria,  Reumatologia

Malattia di Kawasaki

Malattia di Kawasaki

Kawasaki Disease
(A) Bilateral non-purulent conjunctivitis; 
(B) changes to oropharyngeal mucous membranes, including injected and/or fissured lips, strawberry tongue; (C) Palmar and/or (D) plantar erythema; (E) polymorphous exanthema, primarily truncal, not vesicular; (F, G) cervical lymphadenopathy (>1.5 cm); (G) Ultrasound of enlarged cervical lymph nodes with increased perfusion; (H) Periungual desquamation (in covalescent phase); (I) Beau lines

Copyright © 2018 Hedrich  et al. ” Kawasaki Disease.” Frontiers in Pediatrics (CC BY 4.0)

Indice


Fonti, link esterni, immagini, libri e approfondimenti


Introduzione


La malattia di Kawasaki è una vasculite acuta febbrile dell’infanzia caratterizzata da interessamento delle arterie di medio e piccolo calibro. Il distretto più frequentemente coinvolto è quello coronarico.
Talvolta possono essere interessate anche le arterie ascellari, iliache comuni, iliache interne, renali, mesenteriche, etc. e, occasionalmente, l’aorta addominale.

Epidemiologia


Malattia di Kawasaki, epidemiologia

© Medicascientia

La malattia di Kawasaki è la seconda vasculite più comune dell’infanzia dopo la vasculite a IgA e la prima causa di malattia cardiaca acquisita dell’età pediatrica nei paesi sviluppati: colpisce bambini, nell’80% dei casi sotto i 4 anni di età, con un picco intorno a 1-2 anni. È rara dopo gli 8 anni e estremamente rara dopo i 12 anni.

È descritta una lieve predominanza nel sesso maschile.

La malattia, presente in tutti i paesi e in tutte le etnie, è particolarmente diffusa nella popolazione asiatica.
In particolare, il Giappone registra l’incidenza più elevata (e in aumento), con picchi di 300 casi/100.000 bambini sotto i 4 anni di età/anno, seguito da Corea del Sud, Taiwan e Cina.
I figli di emigrati, anche di quarta generazione, mantengono un rischio più elevato di sviluppare la malattia: in USA e UK l’incidenza è di 8-24 casi/100.000 bambini/anno e i più colpiti sono i figli di asiatici.
In Italia, la malattia di Kawasaki ha un’incidenza annuale di circa 14-17 casi ogni 100.000 bambini di età inferiore a 5 anni, la più alta d’Europa.

Nelle regioni extratropicali dell’emisfero boreale è descritta una maggiore frequenza della malattia in inverno e, in misura minore, all’inizio della primavera (picco tra dicembre e gennaio).

Alcuni studi, mediante modelli atmosferici ed epidemiologici, hanno associato dei picchi nella diffusione della patologia con lo spostamento di alcune masse d’aria nella troposfera nell’area del Pacifico.

Etiopatogenesi


L’etiologia della malattia di Kawasaki è sconosciuta.

In Giappone, i fratelli di bambini affetti presentano un rischio relativo 10 volte maggiore di sviluppare la malattia. Anche i figli di genitori che hanno avuto la malattia da bambini presentano un rischio aumentato.

Alcuni HLA sono stati associati ad un aumentato rischio di sviluppare la malattia (es. Bw54, Bw15 e Bw35 nella popolazione giapponese).

Studi di genome-wide association hanno evidenziato alcuni polimorfismi di vari geni che conferiscono una predisposizione allo sviluppo della malattia, tra cui:

  • CD40 (membro della superfamiglia del TNFR, espresso dalle APC, interagisce con il CD40L espresso dai linfociti T attivati amplificandone la risposta)
  • FAM167A-BLK
  • Geni coinvolti nel signaling del calcio:
    • ITPKC (enzima che codifica per l’isoforma C della inositolo trifosfato 3-chinasi, regolatore negativo dell’attivazione delle cellule T tramite il pathway Ca2+/calcineurina/NFAT, fattore di trascrizione coinvolto nella sintesi dell’IL-2 e di altre citochine)
    • ORAI1 (Calcium release-activated calcium modulator 1)
    • SLC8A1 (Solute carrier family 8 member A1)
  • CASP3 (caspasi 3)
  • FCGR2A
  • TGFBR2 (soprattutto per quanto riguarda il rischio di sviluppare aneurismi coronarici
  • etc.

Tra i fattori ambientali, sono stati suggeriti soprattutto agenti infettivi, tra cui EBV, rotavirus, altri virus e alcuni batteri: la natura oligoclonale della risposta immunitaria, la prevalenza di linfociti T CD8+ e di plasmacellule IgA nella parete dei vasi interessati e il riscontro di inclusioni intracitoplasmatiche nell’epitelio bronchiale suggeriscono un possibile ruolo di un patogeno intracellulare, probabilmente virale, penetrato attraverso la mucosa del tratto respiratorio.

Durante la fase acuta della malattia, si osserva un marcato aumento in circolo di linfociti CD4+ e numerose citochine proinfiammatorie, soprattutto IL-1, IL-2, IL-6 e TNF-α.

In alcuni pazienti con malattia di Kawasaki, sono stati riscontrati autoanticorpi (anti-collagene III, anti-cellule endoteliali, anti-miosina, anti-αenolasi, anti-cardiolipina, etc.), ma il loro eventuale ruolo patogenetico non è noto.

Anatomia patologica


La malattia di Kawasaki è una vasculite delle arterie di medio calibro.
Il distretto maggiormente interessato è quello coronarico.

La fase acuta della malattia (1-2 settimane) è caratterizzata da vasculite necrotizzante con infiltrato prevalentemente neutrofilo a partenza dall’intima. Successivamente, l’infiltrato infiammatorio, transmurale, a partenza dall’avventizia, risulta costituito soprattutto da macrofagi, linfociti T (soprattutto CD8+), plasmacellule (che producono soprattutto IgA) e eosinofili. In questa fase, la necrosi fibrinoide è scarsa o assente.
La distruzione della tonaca media e della lamina elastica favorisce la formazione di aneurismi, nei quali l’alterazione del flusso promuove la formazione di trombi.
Nelle fasi avanzate, l’infiltrato infiammatorio viene sostituito da fibrosi e la proliferazione miointimale provoca progressiva stenosi del lume.

Malattia di Kawasaki, anatomia patologica

(Left) Coronary artery tissue section from a Kawasaki disease patient, demonstrating subacute chronic inflammation and luminal myofibroblastic proliferation with resultant narrowing of the arterial lumen that is filled with blood.
(Right) Coronary artery tissue section from a control patient, demonstrating normal histology without inflammation
Hematoxylin and eosin stains, M = media, A = adventitia

Copyright © 2015 Rowley et al. “The transcriptional profile of coronary arteritis in Kawasaki disease.” BMC genomics (CC BY 4.0)

Quadro clinico


Malattia di Kawasaki

Kawasaki disease: fissures of the lips, inflammation of the oral cavity and polymorphous rash; painful, brawny edema of the dorsa of the hand and foot; ectasia of left coronary artery and dilatation of right coronary artery.

Copyright © 2013 Leonardi et al. “Severe Kawasaki disease in a 3-month-old patient: a case report.” BMC research notes, Licensee BioMed Central Ltd. CC BY 2.0

Nell’evoluzione della malattia di Kawasaki è possibile individuare 3 fasi:

  • Fase acuta: della durata di 1-2 settimane, ad esordio improvviso. Talvolta può essere preceduta da una fase prodromica con sintomatologia respiratoria e/o gastrointestinale (dolore addominale e diarrea).
  • Fase subacuta, che inizia dopo la risoluzione della febbre e delle altre manifestazioni della fase acuta, della durata di 2-4 settimane
  • Fase di convalescenza, della durata di alcune settimane
Malattia di Kawasaki

Phases of Kawasaki disease are characterised by variable clinical symptoms. Kawasaki disease reconstitutes a systemic inflammatory disorder with an acute, subacute, and convalescent/recovery phases. Clinical symptoms vary over the course of disease. Classical temporal characteristics are typical of the course of the disease.

Copyright © 2018 Hedrich  et al. ” Kawasaki Disease.” Frontiers in Pediatrics (CC BY 4.0)

Il quadro clinico della malattia di Kawasaki è caratterizzato quindi da:

  • Febbre elevata, con picchi > 39-40°C, persistente, che non risponde agli antipiretici, preceduta e accompagnata da spiccata irritabilità. In assenza di terapia persiste per 10-11 giorni, fino anche a 3-4 settimane.
    Dopo 2-3 giorni dall’inizio della febbre compaiono:
  • Sindrome mucocutanea con:
    • Iperemia della congiuntiva bulbare (80-90% dei casi): bilaterale, non essudativa, senza edema congiuntivale, indolore. Molto frequente e tipico è il risparmio del limbus corneale. Talvolta può essere presente uveite anteriore asintomatica, evidenziabile con lampada a fessura.
    • Lesioni del cavo orale:
      • Edema ed eritema della mucosa orofaringea
      • Fissurazioni delle labbra
      • Lingua “a fragola”
    • Eritema delle regioni palmoplantari e edema duro del dorso delle mani e dei piedi, cui fa seguito, nelle settimane successive, desquamazione delle dita, che inizia in sede periungueale e si estende alla regione palmo-plantare, spesso in associazione a desquamazione perineale; talvolta, durante la convalescenza, possono comparire le linee di Beau
    • Esantema polimorfo localizzato soprattutto al tronco e accentuato all’inguine e alla regione perineale, nella maggior parte dei casi maculo-papulare o, più raramente, orticarioide o multiforme-simile, talvolta micropustoloso, ma mai vescicoloso o bolloso.
  • Linfoadenopatia cervicale (40-60% dei pazienti), unilaterale, con linfonodi molto ingranditi, fissi, non fluttuanti, di consistenza parenchimatosa, ricoperti da cute generalmente sana
  • Coinvolgimento cardiaco (vedere oltre)
Malattia di Kawasaki

Main clinical signs of acute Kawasaki disease: (A) Erythema and edema of the hands and feet; (B) unilateral cervical lymphadenopathy; (C) polymorphous rash; (D) oropharyngeal changes; (E) bilateral bulbar conjunctival injection without exudate

Copyright © 2018 Marrani et al. “How Should We Classify Kawasaki Disease?” Frontiers in Immunology (CC BY 4.0)

Malattia di Kawasaki

A 20-month-old boy with Kawasaki disease presenting with red cracked lips and an erythematous maculopapular rash on the anterior chest and upper arms.

Copyright © 2019 Alexander et al. “Onychomadesis in a 20-Month-Old Child with Kawasaki Disease”, Case Reports in Pediatrics. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki, eritema palmare

Palmar erythema

Copyright © 2022 Sur et al. “Immune Responses to Some Viral Infections That Have a High Evolutionary Potential—A Case Report with Literature Review” Life. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki, desquamazione periungueale

Desquamation of hands and feet

Copyright © 2021 Chang et al. “Desquamation in Kawasaki Disease” Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki, desquamazione

Desquamation of hands and feet

Copyright © 2021 Chang et al. “Desquamation in Kawasaki Disease” Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki, desquamazione

Palmar desquamation involving both hands

Copyright © 2019 Sleiman et al. “Unusual Presentation of Kawasaki Disease in a 13-year-old Saudi Boy.” Cureus (CC BY)

Talvolta possono essere presenti, con comparsa durante la fase acuta o durante quella subacuta:

  • Reazione al sito di inoculo del Bacillo di Calmette-Guérin (molto caratteristica)
  • Artralgie o artrite oligoarticolare o poliarticolare (5-30% dei casi)
  • Diarrea, vomito, dolore addominale (30%)
  • Pancreatite
  • Ittero, idrope della colecisti (molto raramente)
  • Uretrite, tumefazione testicolare
  • Meningite asettica (molto frequente), ipoacusia neurosensoriale transitoria, paralisi faciale periferica
  • Tosse e/o rinorrea, polmonite

Bacille Calmette-Guérin Site Reactivation of Kawasaki Disease

Copyright © 2022 Roh et al. “Bacille Calmette-Guérin Site Reactivation of Kawasaki Disease in Infants under 3 Months of Age: Relation with Diagnosis and Prognosis”, Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki atipica

Incomplete Kawasaki disease with right facial nerve palsy in the 4-month-old infant

Copyright © 2023 Maglione et al. “Incomplete Kawasaki Disease with Peripheral Facial Nerve Palsy and Lung Nodules: A Case Report and Literature Review”, Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Una possibile complicanza della malattia di Kawasaki è la sindrome da attivazione macrofagica.

Coinvolgimento cardiaco

Malattia di Kawasaki, ecocardiografia

(A) Echocardiography showing RCA dilation (arrow) in the transthoracic long-axis view, showing the characteristic “string-of-beads” pattern. (B) Parasternal short-axis view showing a giant aneurysm (maximal diameter, 15.0 mm) in the RCA where within 5 mm, a thrombus was located. The LCA was also grossly dilated (arrow). (C) Apex four-chamber view revealing RCA that at the right atrioventricular ring had a giant aneurysm containing a thrombus (arrow). (D) In the giant aneurysm, a 13.0 × 13.0 mm thrombus was observed in echocardiography (arrow).

Copyright © 2021 Hu et al. “Analysis of the Risk Factors in Prognosis of Kawasaki Disease With Coronary Artery Lesions.” Frontiers in Pediatrics (CC BY 4.0)

Il coinvolgimento cardiaco in corso di malattia di Kawasaki può manifestarsi sotto forma di:

  • Miocardite: biopsie endomiocardiche e studi autoptici hanno evidenziato una miocardite di grado variabile nella quasi totalità dei bambini con malattia di Kawasaki
  • Pericardite o versamento pericardico (15% dei soggetti), con comparsa nella fase acuta e risoluzione in 1-2 settimane
  • Endocardite
  • Insufficienza mitralica (5-25% dei soggetti): nella maggior parte dei casi è dovuta a valvulite e tende a regredire con la risoluzione del quadro infiammatorio. L’interessamento della valvola aortica è molto raro.
  • Dilatazione delle coronarie (20-25% dei bambini non trattati e 3% di quelli trattati): compare in genere nella seconda settimana e può evolvere fino alla formazione di aneurismi generalmente transitori. La sede più frequente è quella prossimale, in particolare il segmento prossimale dell’arteria discendente anteriore sinistra e della coronaria destra. Il rischio di persistenza o progressione è proporzionale al diametro dell’aneurisma (vedere oltre): nelle dilatazioni con diametro interno < 8 mm e Z score < 10, l’evoluzione è solitamente favorevole, con regressione nella maggior parte dei casi entro 1-2 anni. Gli aneurismi con diametro interno > 8 mm e Z score ≥ 10 (aneurismi giganti) tendono invece a persistere e possono andare incontro a trombizzazione, stenosi cicatriziale e ischemia del tessuto a valle o, più raramente, rottura.

Possono quindi verificarsi complicanze gravi, anche fatali, tra cui:

  • Aritmie
  • Cardiopatia ischemica
  • Infarto miocardico: rappresenta la causa di morte più frequente nel paziente con malattia di Kawasaki. Nella maggior parte dei casi si verifica entro un anno dall’esordio; tuttavia, molti casi di infarto miocardico in adolescenti nei paesi sviluppati vengono attribuiti a malattia di Kawasaki non diagnosticata nell’infanzia. L’infarto miocardico nel bambino si verifica spesso a riposo o durante il sonno e nel 40% dei casi è asintomatico. Quando sintomatico, la presentazione è molto diversa rispetto a quella dell’adulto. Il dolore toracico è presente in una minoranza dei casi, mentre possono essere presenti vomito, letargia, pianto inconsolabile, dolore addominale. Il primo infarto risulta fatale nel 22% dei bambini. Di quelli che sopravvivono, il 16% va incontro ad un secondo infarto, con prognosi peggiore.
  • Scompenso cardiaco
  • Morte improvvisa
  • Emopericardio per rottura di aneurisma (rara)

Sono fattori di rischio per lo sviluppo di aneurismi giganti, complicanze cardiovascolari e resistenza alla terapia soprattutto:

  • Età < 1 anno (in particolare < 6 mesi) e > 9 anni
  • Sesso maschile
  • Anomalie coronariche all’esordio (Z score ≥ 2.5)
  • Malattia di Kawasaki incompleta
  • Kawasaki shock syndrome
  • Sindrome da attivazione macrofagica
  • Spiccato aumento degli indici di flogosi
  • Ritardo nella diagnosi e nel trattamento
  • Persistenza della febbre dopo terapia
  • Anemia marcata
  • Ipoalbuminemia

Le complicanze fatali (che interessano l’1-2% dei bambini) sono più frequenti sotto i 6 mesi di età.

Aneurismi in altre arterie si verificano nel 2% circa dei bambini, ma le percentuali raggiungono il 15% in quelli con elevato rischio di aneurismi giganti e/o malattia refrattaria alla terapia e il 35% in quelli con aneurismi giganti.
Le arterie più frequentemente interessate sono: ascellari, iliache comuni, iliache interne, femorali; raramente renali, epatiche o mesenteriche, occasionalmente l’aorta addominale.
Nell’80% dei casi, si assiste ad un ritorno alla normalità nell’arco di 6 mesi.

Rara ma severa la gangrena distale, che può rendere necessaria l’amputazione.

Giant coronary artery aneurysm with a thrombus secondary to Kawasaki disease
(A) Two-dimensional echocardiography in short-axis view at the level of aortic valve showed a large aneurysm (arrow heads; 18 mm) involving the proximal left anterior descending artery (LAD) with the presence of thrombus (arrow)
(B) Follow-up echocardiography in short-axis view at the level of aortic valve demonstrating increase in the size of aneurysm (arrow heads) with complete resolution of the thrombus
(C) Left coronary angiography in posterior-anterior projection with cranial angulation shows a giant aneurysm (arrow) measuring 25 mm involving the left anterior descending artery (LAD) just after the origin. Note faint opacification of the distal LAD (arrow heads)
(D) Left coronary angiography in the left anterior oblique projection shows a normal left main coronary artery and a normal non-dominant left circumflex artery. Arrow points toward the giant aneurysm of the left anterior descending artery

Copyright © 2008 Patil et al. “Giant coronary artery aneurysm with a thrombus secondary to Kawasaki disease.” Annals of pediatric cardiology (CC BY)

Diagnosi


Coronary artery aneurysms
(A) Cardial ultrasound of a 3 year old male showing right coronary vessel with aneurysm, and (B) classical coronary angiography in a 2 year old male unveiled giant aneurysm of the left coronay vessel.

Copyright © 2018 Hedrich  et al. ” Kawasaki Disease.” Frontiers in Pediatrics (CC BY 4.0)

La diagnosi è clinica e, spesso, difficile.

La malattia di Kawasaki deve sempre essere sospettata nel bambino con febbre protratta, persistente, resistente agli antipiretici e nel lattante di età < 6 mesi con febbre che perdura da più di 7 giorni.

Nel sospetto di malattia di Kawasaki vanno effettuati innanzitutto:

  • Anamnesi accurata
  • Esame obiettivo completo
  • Esami ematochimici (proteine di fase acuta, esame emocromocitometrico completo con formula, transaminasi, creatinina, etc.)
  • Valutazione cardiaca (ecocardiografia, ECG), da ripetere dopo 2, 4 e 8 settimane

All’auscultazione cardiaca può essere rilevato un ritmo di galoppo (35% dei casi).
È spesso presente tachicardia sproporzionata all’entità della febbre.

Gli esami di laboratorio, anche se aspecifici, hanno un ruolo nel supportare la diagnosi in pazienti con quadro clinico compatibile:

  • Aumento di VES e proteina C reattiva
  • Lieve anemia normocitica normocromica
  • Leucocitosi, soprattutto neutrofila
  • Piastrinosi: compare nella seconda settimana e raggiunge il picco intorno alla terza, fino a valori > 1 milione/mm3
  • Lieve rialzo delle transaminasi, lieve ipoalbuminemia e iperbilirubinemia (talvolta)
  • Ipertrigliceridemia, aumento delle LDL e riduzione delle HDL
  • Iponatriemia
  • Enzimi cardiaci nella norma
  • Aumento di C3 e C4
  • Piuria sterile

L’ECG può evidenziare tachicardia sinusale e un allungamento del PR e del QT.

L’Rx del torace mostra, talvolta, cardiomegalia.

Nel sospetto di malattia di Kawasaki deve sempre essere effettuato un ecocardiogramma. Durante la prima settimana il quadro è spesso nella norma. La dilatazione delle coronarie compare in genere intorno alla 10° giornata.

Il diametro delle coronarie viene valutato sia in termini assoluti (mm di diametro interno) sia in relazione ai valori di riferimento per età (Z score):

  • Coronaria normale: Z score < 2
  • Ectasia coronarica: Z score ≥ 2 e < 2.5
  • Aneurisma piccolo: diametro interno ≤ 4 mm; Z score ≥ 2.5 e < 5
  • Aneurisma medio: diametro interno > 4 mm e ≤ 8 mm; Z score ≥ 5 e < 10
  • Aneurisma gigante: diametro interno > 8 mm; Z score ≥ 10

L’esame ecocardiografico si considera positivo in presenza di una di queste 3 condizioni:

  • Aneurisma coronarico
  • Z score > 2,5 per la discendente anteriore o la coronaria destra
  • Almeno 3 condizioni tra:
    • Ridotta funzione del ventricolo sinistro
    • Rigurgito mitralico
    • Versamento pericardico
    • Z score tra 2 e 2,5 a livello della discendente anteriore o della coronaria destra
Malattia di Kawasaki, ecocardiografia

(A–D): medium-size fusiform aneurysms of right coronary artery (beaded appearance). In Figure (B), arrows indicated aneurysms of right coronary artery. (E): medium-size dilatation of proximal right coronary artery.

Copyright © 2023 Maglione et al. “Incomplete Kawasaki Disease with Peripheral Facial Nerve Palsy and Lung Nodules: A Case Report and Literature Review”, Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

Malattia di Kawasaki, aneurimsi

Right coronary angiogram showed a beaded pattern of a saccular/fusiform aneurysm

Copyright © 2022 Tai et al. “Beaded Coronary Aneurysm in Kawasaki Disease.” Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

In diagnosi differenziale rientrano soprattutto:

  • Infezioni virali (morbillo, rosolia, mononucleosi infettiva, adenovirus, enterovirus, coronavirus, roseola infantum, CMV, parvovirus B19, etc.)
  • Altre infezioni (es. rickettiosi, leptospirosi, infezione da Mycoplasma pneumoniae)
  • Malattie provocate da tossine batteriche (scarlattina, sindrome della cute ustionata da stafilococco, sindrome da shock tossico)
  • Altre vasculiti
  • Malattie autoinfiammatorie
  • Sarcoidosi
  • Reazioni a farmaci
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Avvelenamento da mercurio

Criteri diagnostici

La diagnosi si basa sui criteri diagnostici del 2017 dell’American Heart Association:

  • Febbre elevata di durata > 5 giorni associata alla presenza di almeno 4 criteri, non altrimenti spiegabili, tra:
    • Iperemia della congiuntiva bulbare, bilaterale, senza essudazione
    • Lesioni della mucosa orale (eritema, fissurazioni delle labbra, lingua a fragola)
    • Alterazioni delle estremità (edema, eritema, desquamazione periungueale nella fase di convalescenza)
    • Esantema polimorfo non vescicoloso localizzato al tronco
    • Linfoadenomegalia cervicale con almeno un linfonodo di dimensioni > 1.5 cm

In presenza di febbre elevata di durata > 5 giorni associata ad alterazioni delle arterie coronarie documentate all’ecocardiografia (Z score ≥ 2.5), sono sufficienti 2 o 3 criteri.

Nei bambini con febbre elevata di durata > 5 giorni che soddisfano solo 2 o 3 criteri, si parla di malattia di Kawasaki incompleta. L’American Heart Association ha sviluppato un algoritmo diagnostico da utilizzare nel sospetto di malattia di Kawasaki incompleta:

Evaluation of suspected incomplete Kawasaki Disease based on the American Heart Association recommendations 2017
ALT: alanine aminotransferase; CRP: C-reactive protein; ECHO: echocardiogram; ESR: erythrocyte sedimentation rate; HPF: high power field; LAD: left anterior descending; LADCA: left anterior descending coronary artery; RCA: right coronary artery; LV: left ventricle; WBC: white blood count.

Copyright © 2022 Hendriks et al. “Kawasaki Disease: Management Challenges during COVID-19 Pandemic with an Upsurge in Multisystem Inflammatory Syndrome in Children.” Rheumato. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

In presenza di febbre elevata di durata > 5 giorni associata a manifestazioni atipiche (meningite asettica, paralisi faciale periferica, ipoacusia neurosensoriale, ittero, pancreatite, etc.) si parla di malattia di Kawasaki atipica.  

Le forme incomplete e atipiche rappresentano il 15% circa del totale e sono più frequenti nei bambini sotto i 12 mesi e sopra i 5 anni.

Kawasaki shock syndrome


Una forma particolarmente grave della malattia è la “Kawasaki shock syndrome”, caratterizzata da ipotensione fino allo shock cardiogeno e distributivo.

La Kawasaki shock syndrome si verifica in meno del 5% dei casi di malattia di Kawasaki, generalmente durante la fase acuta. È più frequente nel bambino molto piccolo e si associa soprattutto a forme incomplete o atipiche.

Possono essere presenti:

  • Elevazione degli indici di coinvolgimento miocardico (troponina, CK-MB)
  • Coagulopatia da consumo dei fattori (ipofibrinogenemia, aumento di PT e aPTT, piastrinopenia)

Nb. Un quadro in parte sovrapponibile è stato osservato durante la pandemia da SARS-CoV-2, portando alla definizione di una nuova entità clinica denominata “sindrome infiammatoria multisistemica in età pediatrica” (MIS-C).

La Kawasaki shock syndrome si associa ad un aumentato rischio di resistenza alla terapia con Ig e allo sviluppo di aneurismi coronarici.

Terapia


Nel sospetto di malattia di Kawasaki, è indicata l’ospedalizzazione.

Le recidive di malattia sono rare (meno del 3% dei casi in Giappone).

I due elementi cardine della terapia sono:

  • Immunoglobuline ev
  • Acido acetilsalicilico
Malattia di Kawasaki, terapia

Suggested therapeutic algorithm
IVIG, intravenous immunoglobulins; ASA, acetylic acid; MPP, Methylprednisolone i.v. pulse

Copyright © 2018 Hedrich  et al. ” Kawasaki Disease.” Frontiers in Pediatrics (CC BY 4.0)

La somministrazione di immunoglobuline ev (2 g/kg in unica somministrazione nell’arco di 12 ore) entro 10 giorni dall’esordio del quadro riduce il rischio di sviluppare lesioni coronariche al 3-5% (contro il 20-25% in assenza di terapia).
La risposta è buona e rapida (in alcuni casi la temperatura torna normale ancora prima della fine dell’infusione).
Dopo terapia con Ig, la somministrazione di vaccini a virus vivo attenuato (morbillo-parotite-rosolia) deve essere rimandata di 11 mesi.

L’acido acetilsalicilico viene somministrato ad alte dosi (30-100 mg/kg/die suddivisi in 4 somministrazioni giornaliere) fino a 48 ore dopo la scomparsa della febbre e, successivamente, a basse dosi (3-5 mg/kg) fino alla normalizzazione della conta piastrinica e degli indici di flogosi (generalmente 6-8 settimane) o alla risoluzione delle anomalie coronariche.

Si parla di forme resistenti in caso di persistenza o ricorrenza di febbre elevata dopo 36 ore dal termine della somministrazione. La mancata risposta alle Ig si verifica nel 15% circa dei bambini trattati. In Giappone esiste uno score per valutare la probabilità di resistenza alle Ig (Kobayashi Score System) non applicabile in popolazioni diverse da quella giapponese.
In caso di mancata risposta alla prima dose di Ig, le linee guida italiane suggeriscono una seconda dose 48 ore dopo il termine della prima infusione.

In caso di ulteriore fallimento, è possibile ricorrere a:

  • Corticosteroidi (metilprednisolone ev 30 mg/kg/die per 3 giorni seguito da prednisolone 2 mg/kg/die per 2-3 settimane, poi progressiva riduzione); nei bambini ad alto rischio, è possibile associare il metilprednisolone ev sia alla prima che alla seconda dose di Ig
  • Infliximab 5-10 mg/kg in singola infusione

Altre opzioni, i cui dati di efficacia sono tuttavia scarsi, comprendono:

  • Plasmaferesi
  • Ciclofosfamide
  • Ciclosporina

In caso di Z score ≥ 5.0 può essere associato all’acido acetilsalicilico:

  • Z score < 10 → clopidogrel (0.2 mg/kg/die nei bambini < 15 kg o < 2 anni; 1 mg/kg/die nei bambini ≥ 15 kg o ≥ 2 anni)
  • Z score > 10 → eparina a basso peso molecolare o warfarin (INR 2–2.5)

In alcuni casi può rendersi necessario l’intervento endovascolare o chirurgico.

Malattia di Kawasaki

Stent implantation for a totally occluded right coronary artery in a six-year-old boy after Kawasaki disease
(A) A 0.014-inch guidewire was advanced to cross the totally occluded site with a 1.5 mm balloon catheter back-up. (B) Pre-dilating the middle portion of the right coronary artery. (C) After deploying the first stent (2.5 × 28 mm). (D) After deploying the second stent (2.5 × 18 mm).

Copyright © 2012 Hsu et al. “Stent implantation for a totally occluded right coronary artery in a six-year-old boy after Kawasaki disease: a case report.” Journal of medical case reports, Licensee BioMed Central Ltd. CC BY 2.0

Follow-up


Malattia di Kawasaki

Selective coronary angiogram of the left coronary artery
A seven-year-old Serbian girl who had had Kawasaki disease (KD) at infancy developed localized tight stenosis just at the proximal portion of the left anterior descending artery.

Copyright © 2019 Kitamura et al. “Significance of Coronary Revascularization for Coronary-Artery Obstructive Lesions Due to Kawasaki Disease.” Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

La valutazione cardiologica con ECG ed ecocardiogramma va eseguita al momento della diagnosi e ripetuta a 2, 4 e 8 settimane dall’esordio.

La valutazione cardiologica al secondo mese permette di suddividere i pazienti in classi di rischio coronarico sulla base delle quali programmare il follow-up (American Heart Association).

Resta ancora controversa la definizione del follow-up ottimale nei pazienti con aneurismi coronarici regrediti, in quanto è stata documentata la persistenza di alterazioni endoteliali morfologiche e funzionali a lungo termine e un maggior rischio di sviluppare lesioni aterosclerotiche.

In caso di terapia antiaggregante sono sconsigliati sport o giochi di collisione e contatto (es. boxe, football americano, arti marziali, etc.).  

Malattia di Kawasaki

Transthoracic echocardiology on the 16th months after illness of aneurysm. Three RCA aneurysms in a beaded arrangement from the subcostal view of echocardiography (a) and transthoracic echocardiogram imaging showed first with second RCA aneurysm (b) as well as first with third RCA aneurysm (c).

Copyright © 2023 Maglione et al. “Incomplete Kawasaki Disease with Peripheral Facial Nerve Palsy and Lung Nodules: A Case Report and Literature Review”, Children. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. CC BY 4.0

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