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Infezione da Erysipelothrix rhusiopathiae e erisipeloide
Dermatologia e venereologia,  Malattie infettive,  Medicina del lavoro

Infezione da Erysipelothrix rhusiopathiae e erisipeloide

Indice


Fonti, link esterni, immagini, libri e approfondimenti


https://medlineplus.gov/ency/article/000632.htm

Brooke, C Josephine, and Thomas V Riley. “Erysipelothrix rhusiopathiae: bacteriology, epidemiology and clinical manifestations of an occupational pathogen.” Journal of medical microbiology vol. 48,9 (1999): 789-799. https://doi:10.1099/00222615-48-9-789

Dennis L. Stevens, Alan L. Bisno, Henry F. Chambers, E. Patchen Dellinger, Ellie J. C. Goldstein, Sherwood L. Gorbach, Jan V. Hirschmann, Sheldon L. Kaplan, Jose G. Montoya, James C. Wade, Practice Guidelines for the Diagnosis and Management of Skin and Soft Tissue Infections: 2014 Update by the Infectious Diseases Society of America, Clinical Infectious Diseases, Volume 59, Issue 2, 15 July 2014, Pages e10–e52, https://doi.org/10.1093/cid/ciu296

Hofseth, K., Dalen, H., Kibsgaard, L., Nebb, S., Kümmel, A., & Mehl, A. (2017). Infectious tenosynovitis with bloodstream infection caused by Erysipelothrix rhusiopathiae, a case report on an occupational pathogen. BMC infectious diseases, 17(1), 12. https://doi.org/10.1186/s12879-016-2102-1

⇒ Per l’elenco completo, vedere Esantemi infettivi e infezioni di cute e sottocute (Introduzione)

Introduzione

L’erisipeloide è una zoonosi prevalentemente occupazionale dovuta a Erysipelothrix rhusiopathiae (precedentemente noto come Erysipelothrix insidiosa), un bacillo Gram-positivo ubiquitario che infetta pesci, crostacei, uccelli (soprattutto tacchini) e mammiferi (soprattutto suini).

L’uomo si contagia manipolando carcasse, carni o prodotti animali.
Sono a rischio soprattutto macellai, allevatori, pescatori e pescivendoli, veterinari, cuochi, etc.
Sono stati descritti casi derivati anche da morsi di cani e gatti.

Il microrganismo penetra attraverso soluzioni di continuo cutanee e produce una serie di enzimi che gli permettono di invadere i tessuti.

L’incubazione è < 1 settimana.

Quadro clinico

L’infezione da Erysipelothrix rhusiopathiae può manifestarsi in tre forme.

La forma cutanea localizzata (“erisipeloide” in senso stretto) si manifesta con la comparsa, nel sito d’ingresso del patogeno (solitamente le dita della mano), di una lesione eritemato–papulosa rosso-violacea, nettamente delimitata, di consistenza dura, molto dolente e pulsante. Possono essere presenti prurito e/o bruciore. Talvolta i bordi, rilevati, possono essere vescicolosi. L’eritema si estende centrifugamente, mentre l’area centrale va lentamente incontro a risoluzione.

Immagini esterne (fare click sull’immagine per il link)

Nel 30% dei casi, la lesione è accompagnata da linfangite e/o linfoadenopatia regionale.
Possono essere raramente presenti anche sintomi sistemici (febbre, malessere generale, mioartralgie).
In assenza di complicanze, la guarigione avviene spontaneamente entro 2-3 settimane.

La forma cutanea diffusa si presenta con progressiva estensione della lesione principale e/o comparsa di lesioni a distanza e/o evoluzione bollosa (sia della lesione principale che in quelle a distanza).
I sintomi sistemici (febbre, malessere generale, artromialgie, etc.) sono più frequenti.
L’emocoltura è negativa.

La forma sistemica può esordire come tale o come complicanza di un’infezione primariamente cutanea in cui il microrganismo evade la risposta immunitaria dell’ospite e diffonde per via ematica.
È molto rara.
Quando presenti, le lesioni cutanee mostrano un’area centrale necrotica.
Possono verificarsi:

  • Endocardite infettiva (la più frequente), con interessamento soprattutto della valvola aortica
  • Artrite settica
  • Osteomielite
  • Pleurite
  • Ascesso intra-addominale
  • Meningite

Diagnosi

La conferma diagnostica dell’infezione da Erysipelothrix rhusiopathiae richiede l’isolamento colturale del patogeno. La sede del prelievo dipende dal quadro clinico:

  • Aspirato profondo dai margini della lesione o – preferibilmente – biopsia a tutto spessore (nelle forme cutanee)
  • Sangue (nella forma sistemica: nelle forme cutanee, sia localizzate che diffuse, l’emocoltura è negativa)
  • Liquido sinoviale (nell’artrite settica)
  • etc.

L’istologia è aspecifica: spongiosi, edema nel derma papillare, dilatazione dei vasi sanguigni e linfatici, infiltrato infiammatorio costituito principalmente da neutrofili, eosinofili e linfociti.

La PCR può velocizzare la diagnosi, soprattutto nella forma sistemica.

A seconda del quadro clinico, possono rendersi necessarie altre indagini, come ecocardiografia, Rx torace, RM, TC.

La diagnosi differenziale si pone principalmente con:

Terapia

La terapia dell’infezione da Erysipelothrix rhusiopathiae è antibiotica. L’E. rhusiopathiae Ã¨ resistente a sulfamidici (sulfametoxazolo), aminoglicosidi e glicopeptidi (vancomicina, teicoplanina). La sensibilità alla daptomicina è variabile. Macrolidi e tetracicline potrebbero non essere efficaci e sono quindi sconsigliati.

Nella forma cutanea localizzata si utilizzano antibiotici per os per almeno 7 giorni: penicillina V, ampicillina, ciprofloxacina o clindamicina.

Nelle forme gravi, diffuse o sistemiche si utilizzano penicilline o cefalosporine ev (penicillina G o ceftriaxone).
L’artrite settica richiede anche artrocentesi di drenaggio.
Nell’endocardite la mortalità è elevata e si rende spesso necessaria la sostituzione valvolare.

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